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Fondazioni, parte la riforma Meno patrimonio nelle banche

La diversificazione del patrimonio con il graduale alleggerimento delle partecipazioni nelle banche conferitarie, il divieto di indebitarsi per sottoscrivere aumenti di capitale e quello di operare in derivati o hedge fund, maggiore trasparenza nella gestione e in particolare nella rendicontazione. Sono questi i pilastri del progetto di riforma delle Fondazioni bancarie in cantiere al Ministero dell’Economia e delle finanze, che delle Fondazioni è autorità di vigilanza: il documento, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore e confermato da via XX Settembre, è stato redatto da un gruppo di lavoro coordinato dal Capo di Gabinetto, Roberto Garofoli, e vedrà la luce nelle prossime settimane sotto forma di protocollo d’intesa. Che gli enti, poi, saranno chiamati a sottoscrivere, assumendosi così un impegno formale a rispettarlo nei confronti della Vigilanza. Già a metà agosto, il vice ministro Enrico Morando aveva anticipato a Il Sole 24 Ore l’intenzione dell’Esecutivo di intervenire sul tema. Non con una legge, strada impervia e per certi aspetti inutile visto che i principi di fondo sono già contenuti nella normativa vigente, ma accelerando quel percorso di autoriforma che gli enti hanno avviato negli ultimi anni, culminato con la Carta delle Fondazioni approvata dall’assemblea dei soci Acri nell’aprile 2012, che prevede impegni precisi nella graduale presa di distanza dalle conferitarie, nella gestione del patrimonio e nella governance. Due mesi dopo, al congresso dell’associazione che si era tenuto a Palermo, le Fondazioni avevano approvato con una mozione l’impegno ad adeguarsi modificando gli statuti, e in effetti quasi tutte lo hanno fatto: alcune per necessità, altre per virtù. Tuttavia, come hanno dimostrato alcune vicende deflagrate da allora, da Mps a Carige, il Mef necessita di uno strumento che consenta di rendere più efficace l’attività di Vigilanza, sia attraverso il controllo preventivo, sia con la possibilità di un intervento puntuale là dove si manifestino condotte potenzialmente rischiose: di qui, appunto, la strada del protocollo d’intesa, che avrebbe valore vincolante per chi lo firma.
Per quanto riguarda il contenuto, i principi di fondo sono in linea con il contenuto della Carta delle Fondazioni. Ma l’intenzione sarebbe quella di puntualizzare tempi e modalità con cui applicarlo: sul punto più delicato, vale a dire la partecipazione nelle conferitarie, si confermerebbe quanto previsto dalla legge Ciampi, che consente il controllo solo alle Fondazioni minori; per tutte le altre, l’idea sarebbe quella di porre un tetto alla quota di patrimonio che può essere investita nelle banche (in passato si era individuato nel 25% quella ottimale), aprendo una finestra temporale per il percorso di alleggerimento, da favorire – come anticipato sempre da Morando – attraverso strumenti ad hoc che consentano di non gettare contemporaneamente sul mercato pacchetti rilevanti delle principali banche quotate, visto che in ballo ci sono anzitutto Intesa e UniCredit.
Sempre nell’ottica di allentare i legami tra banche e fondazioni, il protocollo dovrebbe prevedere il divieto per queste ultime di indebitarsi al fine di partecipare ad eventuali nuovi aumenti di capitale (elemento determinante per le crisi di Mps e Carige) e al tempo stesso di diversificare il patrimonio: al riguardo, è da notare, già la Carta delle fondazioni impegna gli enti “a bilanciare i flussi di rendimento a breve e a lungo termine, ad adottare accorte politiche di assunzione e di gestione dei rischi nelle diverse configurazioni, dando, dunque, continuità a quanto già tracciato nelle legge Ciampi anche riguardo alla perdita del controllo della conferitaria e poi a una progressiva riduzione del peso delle partecipazioni, ormai avanzata per la gran parte delle Fondazioni”, come aveva ricordato il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, all’ultima giornata del risparmio. Infine, divieto di investimento in derivati ed hedge fund e maggiore trasparenza nella pubblicazione dei bilanci, altri due temi al centro del processo di autoriforma delle Fondazioni, su cui dunque ci dovrebbe essere piena sintonia tra vigilanza e vigilate.
Il protocollo d’intesa, come si diceva, dovrebbe vedere la luce nel giro di qualche settimana, ma già oggi a Torino, dove si tiene un convegno su Fondazioni, Banche e imprese promosso da Acri, ariplo e Compagnia di San Paolo, si potrebbe fare il punto, vista tra l’altro la presenza dei presidenti di alcune delle principali Fondazioni (da Giuseppe Guzzetti a Luca Remmert, da Marcello Clarich a Umberto Tombari) nonché di esponenti del Governo.

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