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Fondazioni, non decolla la cordata per il Monte

La pace ritrovata, almeno per ora, in casa Monte dei Paschi continua a sostenere il titolo della banca, che ieri ha chiuso a +0,48% in una giornata negativa per Piazza affari, compiendo un altro passo verso la soglia psicologica dei 20 centesimi. L’aumento di capitale spostato più avanti spinge le ricoperture, e chi sembra trarre vantaggio da questa situazione è la Fondazione Mps, che – in base a quanto trapela da fonti di mercato – in questi giorni sta continuando ad alleggerire a piccoli passi la sua quota nella banca.
L’ente guidato da Antonella Mansi partiva da una partecipazione di poco superiore al 33%, e finché non scenderà sotto la soglia rilevante del 30%, al superamento della quale occorre dare una comunicazione al mercato, non si avranno aggiornamenti al riguardo. Certo è, ragionano in molti, che questa fase non potrà durare all’infinito, quindi a un certo punto la Fondazione dovrà studiare la cessione di uno o più pacchetti significativi a soggetti singoli o in cordata disponibili a investire cifre rilevanti nella banca ancora prima dell’aumento di capitale.
Tra i quali, si ragiona, ci potrebbero ancora essere le Fondazioni. Azionisti magari «a tempo», come auspicato anche dal ministro Fabrizio Saccomanni prima di Natale, ma che comunque potrebbero contribuire a quella soluzione di sistema che consenta di gestire questa delicata vigilia di aumento di capitale. Dopo l’allarme lanciato da Alessandro Profumo («Se salta l’aumento Mps non rischia solo il Monte ma l’intero sistema bancario») prima il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti e poi il presidente del cds di Intesa, Giovanni Bazoli si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco, ma ciò non toglie che il mondo della finanza consideri la messa in sicurezza del Monte fondamentale per la tenuta del settore.
Di qui la necessità di avere una cordata pronta a comprare dalla Fondazione entro i prossimi 2-3 mesi, prima che – in aprile – parta il processo di rinnovo degli organi dell’ente. «Non sono sul dossier Mps», ha dichiarato Guzzetti l’altroieri; in effetti, l’impressione è che dopo l’assemblea di fine dicembre la trattativa tra le Fondazioni si sia arrestata. Ma lo stesso Guzzetti, si apprende, martedì nel corso di un cda di Fondazione Cariplo si è detto pronto a riconvocare l’organo nel caso in cui ci fossero novità improvvise, che quindi non sarebbero del tutto escluse.
Ieri di Fondazione Mps si è parlato nel corso di un comitato di presidenza dell’Acri, dove i rappresentanti di diverse Fondazioni hanno passato in rassegna le condizioni di salute, in alcuni casi tutt’altro che disastrose, degli associati. Non si è fatto riferimento all’ipotesi della cordata pro Siena se non in qualche battuta informale, ma la situazione viene considerata in evoluzione, nel senso che – con la dilatazione dei tempi imposta dall’assemblea – nelle prossime settimane potrebbe maturare ciò che a dicembre era solo faticosamente germogliato; in sostanza, si potrebbero creare le premesse per un intervento di alcuni enti dentro al pool di investitori, italiani e stranieri, che potrebbero acquistare oggi dalla Fondazione e sottoscrivere pro quota domani in fase di aumento. I prezzi, rispetto a dicembre, sono saliti ma anche l’impegno richiesto alle Fondazioni potrebbe ridimensionarsi: la Compagnia di San Paolo si è sfilata e CrFirenze è scettica, ma Cariplo e Cariverona restano in pista. E se si fiutasse l’affare, anche altri soggetti potrebbero unirsi, magari sfruttando il (possibile) extra dividendo in arrivo dalla Cassa depositi e prestiti.

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