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Fondazioni in chiave «micro»

Alle 88 Fondazioni di origine bancaria, riunite al congresso Acri di Palermo, è prevedibile che il premier Mario Monti e il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, chiederanno con nuova insistenza impegni “macro” per la ripresa dell’Azienda-Italia. Solleciteranno un più attento presidio proprietario sulle grandi banche nazionali capace di favorire equilibri accettabili fra rafforzamento patrimoniale, redditività e dividendi, sostegno al credito verso le imprese. Governo e Fondazioni, certamente, confermeranno la partnership nella Cassa depositi e prestiti e nei nuovi fondi-satellite: dal social housing (Abitare), alle infrastrutture (F2I), al private equity (Fsi e Fii). È altrettanto probabile che il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti – presentando la nuova Carta delle Fondazioni – ricorderà qual è la missione affidata dalle sentenze 2003 della Corte costituzionale: sviluppare il welfare sussidiario nei territori, fra education, ricerca, beni culturali, sostegno alle categorie deboli e all’integrazione sociale.
Ma il congresso si celebra a metà 2012, quando la recessione sta esercitando il massimo della pressione su famiglie e imprese. La crisi “morde”, del resto, le stesse Fondazioni: tutte le maggiori hanno annunciato per il 2011 risultati gestionali in calo (o in qualche caso azzerati) con un tendenziale ridimensionamento a medio termine dei piani di erogazione. Il trend era già visibile nei dati aggregati 2010: proventi a 1,9 miliardi (-21,2%), mentre le erogazioni (1,36 miliardi, in lieve diminuzione annuale) erano però già sostenute dai fondi di riserva.
Di fronte a una domanda di sussidiarietà che cambia, le Fondazioni sono comunque chiamate a rispondere rapidamente con un’offerta diversa. E la micro-finanza (sia “sociale” che “d’impresa”) è certamente una “nuova frontiera” che si va allargando. Un percorso che, da un lato, ha già incrociato test come il post-terremoto di L’Aquila (e promette di farlo ora in Emilia) e, dall’altro, guarda alla ristrutturazione della finanza d’impresa dopo la crisi bancaria, attraverso nuove forme consortili di garanzia. D’altro canto la legge 141/2010, che ricomprende anche una normativa nuova di zecca sul microcredito in Italia, è nata anche sotto la spinta dell’attività delle Fondazioni: e ora si attendono i decreti attuativi.
«Le Fondazioni sono da tempo attente alle tensioni su liquidità e credito che colpiscono ovunque persone che hanno perso il lavoro e soprattutto chi vuole reinventarsi con un’attività in proprio», dice Luca Remmert, vicepresidente della Compagnia San Paolo e presidente della commissione microcredito dell’Acri. Quest’ultima sta completando una nuova ricognizione sistematica dopo quella che nel 2010 aveva censito una trentina di iniziative e un volume operativo di 11 milioni in microcredito. Ora il microcredito targato Fondazioni conta su oltre cinquanta progetti (tra gli altri sostenuti da Mps, CariParo, Pistoia, San Miniato, Carpi, Cuneo, Venezia) con volumi che i primi dati confermano in notevole aumento. Tanto che la commissione Acri ha formalmente chiesto a Enrico Bondi – superconsulente del governo per la spending review – una valutazione sull’opportunità di sopravvivenza dell’Ente nazionale per il microcredito. Quel budget potrebbe essere riversato in nuovi fondi di garanzia.
Proprio la Compagnia torinese è partita nel 2003 con un progetto strutturato, finanziato con 2,9 milioni. In sei anni sono stati assegnati microcrediti per 3,4 milioni complessivi (linea massima: 35mila euro) con quattro fondazioni sociali partner in altrettante aree (Piemonte, Liguria, Lazio, Campania) su diverse linee strategiche: assistenza a famiglie in difficoltà, anti-usura, sostegno all’imprenditorialità giovanile, femminile, d’immigrazione. Il progetto-pilota si è appoggiato su Intesa Sanpaolo, presso cui sono stati creati quattro fondi di garanzia per un totale di 1,6 milioni con «leva 2». E la banca si è assunta direttamente parte dei rischi di insolvenza. È a partire da questa esperienza che la Compagnia San Paolo ha promosso nel 2009 il Fondo regionale di garanzia per il microcredito, assieme a Regione, Abi, Finpiemonte, Fondazione Cassa Cuneo e un’associazione temporanea di scopo cui aderiscono la Confcommercio e vari soggetti di volontariato. È su questo calco che la Regione Abruzzo ha costruito un suo Fondo di garanzia microcredito dopo il sisma e con il sostegno delle Fondazioni locali. La strada è segnata.

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