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«Fondazioni essenziali per le banche»

MILANO — Ancora una volta Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri (associazione delle casse di risparmio) non si risparmia nel difendere le Fondazioni bancarie: «Non abbiamo come obiettivo il potere nelle banche, non abbiamo sposato le banche ma una funzione», quella di sostenere gli istituti travolti dalla crisi. «Se non avessimo sottoscritto noi gli aumenti di capitale l’avrebbe fatto qualcun altro o lo Stato». Invece, ha spiegato, l’intervento pubblico in Italia è stato di 4,1 miliardi sotto forma di prestiti (Tremonti bond), mentre in Europa gli aiuti degli Stati alle banche sono stati 1.608 miliardi.
Una rivendicazione a tutto campo, quella di Guzzetti e degli altri esponenti delle Fondazioni come Sergio Chiamparino (Compagnia di Sanpaolo), Giovanni Sala (Cariverona), Antonio Finotti (Cariparo), Giovanni Quaglia (Crt), presenti a Milano al convegno organizzato da Mediobanca dopo le polemiche scaturite dalla pubblicazione di un rapporto da parte di Mediobanca Securities. La struttura londinese di ricerca di Piazzetta Cuccia a fine maggio ha pubblicato uno studio di 153 pagine per spiegare agli investitori istituzionali esteri il mondo Fondazioni, in cui si sostiene fra l’altro che se gli enti continueranno a investire come oggi nelle banche italiane — per circa il 40% del patrimonio — e manterranno lo stesso livello di erogazioni — 14 miliardi dal 2001 al 2010 — entro il 2054 avranno bruciato l’intero loro patrimonio. Il rapporto poi confronta le modalità di investimento con quelle di quattro grandi fondazioni internazionali (Yale, Harvard, Wellcome, Novo Nordisk) che hanno diversificato con rendimenti più alti rispetto agli enti italiani. Il suggerimento per le Fondazioni è appunto di seguire quei modelli, per esempio concentrandosi di più su Btp e utility, più redditizi e meno rischiosi rispetto alle banche.
È proprio questo il punto cruciale della difesa di Guzzetti: «Le fondazioni non stanno erogando patrimonio ma lo stanno salvaguardando», ha detto Guzzetti, distribuendo «i rendimenti che derivano da dividendi e da altri investimenti»: erogazioni necessarie per sostenere il Terzo settore (anziani, disabilità, beni culturali). La difesa del patrimonio passa anche da chi amministra la fondazione, con equilibrio tra rappresentanti delle istituzioni e del privato: «Era nello statuto quello che ha portato al dramma di una delle nostre fondazioni, non gli organismi pro tempore», ha continuato Guzzetti con riferimento all’ente Mps, che ha bruciato 4 miliardi per tentare di mantenere il controllo assoluto della banca. Nel lungo termine comunque si può pensare a un’uscita («se Intesa tornasse a 6 euro ci penserei», è la battuta di Guzzetti) ma «oggi la storia ci dice che le fondazioni sono essenziali» al sistema bancario, ha sostenuto il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Una difesa a tutto campo dunque, che già in mattinata hanno incassato il riconoscimento del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, secondo cui «le fondazioni sono state azionisti stabili e di lungo periodo nelle banche».
Ma anche Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, condivide l’interpretazione: «Per il prossimo quinquennio e oltre sarà fondamentale avere tra i soci soggetti come le Fondazioni, sparring partner disponibili a discutere e ad assecondare le strategie di ristrutturazione del sistema bancario». Lo stesso report nota che le fondazioni sono state spinte proprio dalle autorità, come l’ex governatore Mario Draghi, a ricapitalizzare le banche (a differenza di quanto hanno fatto gli istituti del Nord Europa). Il problema si pone però da qui in avanti: essendo più rischiose e meno redditizie, converrà ancora investire negli istituti? Se si facesse uno stress test sulle banche come in Spagna, hanno sottolineato ieri Antonio Guglielmi e Andrea Filtri, autori del rapporto, nel migliore dei casi per due anni non ci sarebbero dividendi per le fondazioni; nel peggiore potrebbe esserci erosione di capitale fino a 60-65 miliardi. Che faranno in quel caso le Fondazioni?

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