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Fondazioni, entro aprile il via alla riforma

Verrà firmato il 22 aprile prossimo, dal ministro Pier Carlo Padoan e dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, il protocollo Acri-Mef per la riforma delle Fondazioni. Un’autoriforma, per la verità, che vede l’assenso di 85 Fondazioni sulle 86 che fanno parte dell’Acri. Poi scatteranno i tanti count-down che caratterizzano la rivoluzione del settore: i 12 mesi di tempo per modificare gli statuti e varare i piani di diversificazione del patrimonio, i 3 anni di tempo per cedere le quote in eccesso delle banche quotate e i 5 anni per le non quotate.
Mercoledì scorso – allo scadere del termine fissato – ancora tre enti non avevano espresso la loro «completa condivisione», ma da allora in due hanno deciso di uniformarsi: si tratta del consiglio della Fondazione Banca del Monte di Lucca, che secondo quanto si apprende avrebbe deliberato venerdì scorso, e quello della Fondazione di Vignola, che non si sarebbe ancora riunito ma avrebbe concordato di esprimersi (favorevolmente) sulla riforma alla prossima seduta, già fissata entro la fine del mese. Morale: all’atto della firma, tra due settimane, tutto il sistema Acri avrà aderito al protocollo, con la sola eccezione della Fondazione Cassa di risparmio di Fossano, dove il consiglio ha approvato il documento tranne l’articolo 2, quello che disciplina la diversificazione del patrimonio.
Un risultato quasi plebiscitario che rende il presidente dell’Acri «soddisfatto oltre misura», come dice a Il Sole 24 Ore. Spiega: «Siamo stati noi a proporre questa riforma, è stato costruito un testo non neutrale perché impegna tutti a scelte importanti, ma ciononostante in poco più di due settimane tutte le Fondazioni aderenti all’Acri hanno risposto positivamente: è un chiaro segno di attaccamento e di fiducia all’associazione». Un percorso netto che nei fatti non era così scontato: dopo l’approvazione in sede Acri di metà marzo, infatti, ogni Fondazione ha discusso il documento all’interno dei propri organi, «dove siedono persone di alto profilo – sottolinea Guzzetti -. Il dibattito in alcuni casi è stato vivace, ma grazie all’impegno di tutti, a partire dai presidenti, possiamo ora proseguire su questa strada». Con la “benedizione” del Mef, che – da autorità di Vigilanza sulle Fondazioni – ora si troverà tra le mani nuovi strumenti utilizzabili anche in via preventiva: «Siamo grati al ministero – commenta al riguardo il presidente Acri – perché anche in occasione della riforma ha confermato l’apprezzamento verso il sistema degli enti, citando nel testo del protocollo l’esperienza della Fondazione per il Sud e della Carta delle Fondazioni».
Dal 22 aprile, come accennato, scatterà il doppio termine di 3 e 5 anni per portare sotto il 33% del patrimonio l’esposizione sul principale asset, che nella maggior parte dei casi è la banca conferitaria: la strategia di diversificazione andrà formalizzata in una proposta da inviare e concordare con il ministero. In particolare, per quanto riguarda i titoli quotati e pertanto soggetti a continue oscillazioni, la riforma prevede che il valore di riferimento utile per valutare l’incidenza sul patrimonio sia quello medio del titolo degli ultimi sei mesi; nel caso in cui la soglia fatidica del 33% venga superata «per un andamento favorevole dei prezzi di mercato», il valore dell’esposizione verrà posto in osservazione per sei mesi, al termine dei quali – se resterà sopra il tetto – la Fondazione sarà chiamata a predisporre un piano di rientro.

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