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Fondazioni, ecco le condizioni per l’ok al riassetto della Cdp

Da Lucca, dove ieri si è aperto il Congresso Acri, le Fondazioni, azioniste con il 18,4% della Cdp, si dichiarano disponibili a «collaborare positivamente» con il governo al rilancio della Cassa, avvicendamento compreso. Ma ribadiscono anche i propri paletti, che di fatto – si è appreso ieri in serata – rendono la trattativa apertissima, non senza qualche rischio di paralisi. 
Le condizioni poste dagli enti sono le stesse che il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, aveva snocciolato al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, giovedì scorso e che avrebbe anche ripetuto sabato quando ha ricevuto una telefonata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Richieste di precise garanzie, insomma, che, secondo quanto riferisce Radiocor, sarebbero poi state messe nero su bianco in una lettera inviata il giorno prima al Tesoro. Ieri il confronto è proseguito nel pomeriggio: da una parte, a Lucca, Guzzetti, i vice presidenti dell’Acri e soprattutto il presidente di Cdp, Franco Bassanini, che ha ribadito la propria disponibilità al passo indietro e che ha di fatto vestito i panni del negoziatore con il governo per conto dei suoi azionisti di riferimento;?al telefono, dall’altra parte, i rappresentanti del Mef.

La partita è complessa e in serata non si era ancora giunti a un’intesa. Il rischio di uno stallo c’è al punto che il governo – dove, soprattutto dalle parti di Palazzo Chigi,si respira un nervosismo crescente -, potrebbe cercare di imprimere un’ultima accelerazione nelle prossime 48 ore, sapendo che se non si chiude in fretta tutto potrebbe rimanere com’è.
Sull’altro fronte, lato Fondazioni, la linea è chiara. «Noi collaboreremo positivamente come abbiamo fatto in passato, affinché la Cdp sia un centro di propulsione e di sostegno dell’economia reale del Paese, ma l’obiettivo dei conti in ordine è premessa irrinunciabile», ha dichiarato ieri il presidente Acri, Giuseppe Guzzetti. E la decodifica è la seguente. Tra le istanze degli enti figurano, anzitutto, i dividendi. La nuova mission che ha in mente l’esecutivo si presenta, almeno sulla carta, più rischiosa di quella attuale, così le Fondazioni avrebbero chiesto la garanzia di una cedola non inferiore ai 159 milioni del 2014 (la stessa già incassata nel 2013) almeno per altri due anni. Al termine dei quali, sarebbe prevista una way out per gli enti non più interessati a sposare la nuova linea della Cassa, soprattutto se questa virasse verso operazioni giudicate troppo rischiose dai soci di minoranza della spa di Via Goito. Altro punto, la governance: con la nomina voluta dal governo di Claudio Costamagna, di fatto le Fondazioni perderebbero la designazione del presidente.?E, su questo punto, avrebbero chiesto di essere “ristorate”?con una vice presidenza (che, verosimilmente, spetterà alla Fondazione Banco di Sardegna, secondo azionista alle spalle del Tesoro) e due consiglieri, con Mario Nuzzo confermato in quota ai piccoli enti e un secondo nome a carico della Compagnia di San Paolo;?sempre in tema di governance, resterebbe l’istanza di istituire un comitato strategico, diverso da quello già esistente in passato e destinato a vigilare sulla coerenza delle singole iniziative con la mission statutaria.
Altro punto, che potrebbe finire sul tavolo della trattativa, è quello della tassazione. Tra il 2011 e il 2014 si è passati da 100 a 423,7 milioni di prelievo fiscale:?«È una segnalazione che, quando il Governo lo riterrà possibile, mi auguro possa essere valutata con la opportuna attenzione», ha detto ieri Guzzetti. Già ieri il vice ministro Morando ha dichiarato – pur sottoforma di «opinione personale» del viceministro – che alle Fondazioni si potrebbe applicare «la stessa metodologia di cui beneficiano i fondi pensione integrativi con la legge finanziaria vigente, cioè un’aliquota ridotta sul capital gain degli investimenti di medio lungo periodo». Evidentemente, quindi, anche su questo tassello il Mef potrebbe provare a offrire una “compensazione” agli enti azionisti in cambio del loro via libera.
Perché è evidente che i piani di Palazzo Chigi su Cdp non potranno andare avanti senza l’ok pieno delle Fondazioni, il cui benestare è necessario per correggere lo statuto della Cassa secondo la direzione voluta dall’esecutivo, come è di fatto accaduto anche a fine gennaio quando l’assemblea dei soci si è riunita per approvare la revisione degli articoli 3,6,e 15 e rendere così possibile l’ampliamento del perimetro della Cassa – fissato dallo “Sblocca Italia” e dalla legge 125/2014 – consentendole, tra l’altro, di poter usare la raccolta garantita dallo Stato (fondi del risparmio postale) anche per finanziare soggetti privati in settori di “interesse generale” da individuare con decreto del Mef. Ma il via libera delle Fondazioni servirà anche per far passare le modifiche relative alla governance, a cominciare dal punto in cui la nomina del presidente viene assegnata ai soci di minoranza (il comma 11 dell’articolo 15) e che dovrà essere rivisto per agevolare la designazione di Costamagna.
Resta il nodo della poltrona di ad. In pole position c’è Fabio Gallia, numero uno di Bnl-Bnp Paribas e, secondo quanto emerso nelle scorse settimane, sul manager penderebbe una citazione in giudizio emessa dalla procura di Trani che, statuto alla mano, ne impedirebbe la nomina al posto di Gorno Tempini. La soluzione potrebbe essere quella già adottata dall’Enel che, con l’avallo del Mef, ha abrogato quel passaggio della clausola etica subordinandone l’applicazione all’emissione di una sentenza di condanna. Ma, per correggere lo statuto, serve, come detto, un’assemblea straordinaria che deve deliberare (comma 2 dell’articolo 14) con il voto favorevole di almeno l’85% del capitale, asticella impossibile da centrare per il Mef (che detiene l’80,1% di Cassa) senza un assenso degli enti. E, soprattutto, a monte, come da consuetudine in questi casi, servirebbe un cda già nella pienezza dei poteri per deliberare la convocazione poi effettuata dal presidente. A meno che ad azionare la leva, come stabilisce il codice civile, non siano direttamente i soci.

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