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Fondazioni bancarie, l’Ires si dimezza

Sconto Ires del 50% per le Fondazioni bancarie e nuovo regime Iva per 298mila associazioni. Sono le due novità che la manovra 2021 potrebbe portare in dote per gli enti non profit da gennaio.

L’articolo 10 del Ddl di Bilancio dimezza infatti la tassazione sui dividendi degli enti non commerciali che esercitano, senza scopo di lucro e in via principale, una o più attività di interesse generale, con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, in una serie di settori specifici, tra i quali la famiglia, la formazione, la ricerca scientifica, l’arte e i beni culturali. Chi ha lo sconto fiscale dovrà destinare le risorse risparmiate a finanziare le stesse attività sociali.

È una norma della quale beneficerebbero innanzitutto le 86 Fondazioni bancarie (che finanziano attività sociali), e le altre fondazioni, come quelle d’impresa e di comunità, purché abbiano un patrimonio che produce utili.

Le Fondazioni bancarie hanno avuto un aumento della tassazione Ires dal 2014 in poi: la base imponibile è passata in sei anni – con diversi interventi normativi – dal 5% al 100 per cento. Ora, se la nuova disposizione fosse approvata in via definitiva, tornerebbe a ridursi al 50 per cento.

Nel 2019 le Fondazioni bancarie hanno versato allo Stato 510 milioni di imposte e tasse ed erogato 910,6 milioni ad attività sociali, per il 70% realizzate da organizzazioni del Terzo settore. Le Fondazioni finanziano per legge (in base all’articolo 62 del Codice del Terzo settore) i Centri di servizio per il volontariato, ai quali sono stati destinati l’anno scorso 50,3 milioni.

«Se è vero che le attività di interesse generale possono essere svolte anche dai cittadini, come prevede l’articolo 118 della Costituzione, in base al principio di sussidiarietà – sottolinea Giorgio Righetti, direttore generale dell’Acri, l’associazione delle Fondazioni e delle Casse di risparmio – liberare risorse che possono essere reimpiegate nel territorio ha tre vantaggi: le Fondazioni bancarie sono veloci nell’erogazione, perchè agiscono con regole privatistiche, sono di prossimità e non hanno problemi di consenso elettorale».

«L’obiettivo della nuova norma – aggiunge Felice Scalvini, presidente di Assifero, l’associazione che rappresenta le fondazioni e gli enti della filantropia istituzionale – è quello di avere a disposizione più fondi per il Terzo settore, da assegnare con la disintermediazione dello Stato».

L’altra norma della manovra che riguarda il non profit potrebbe portare invece una complicazione non da poco per il mondo associativo. L’articolo 108 del Ddl di Bilancio prevede infatti il passaggio dall’esclusione Iva al regime di esenzione (cioè il “trasloco” dall’articolo 4 all’articolo 10 del Dpr 633/1972) per i servizi prestati e i beni ceduti da associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica, associazioni sportive dilettantistiche, nei confronti dei propri soci. Peraltro, si legge nel Ddl, l’esenzione dall’imposta si applica «a condizione di non provocare distorsioni della concorrenza a danno delle imprese commerciali soggette all’Iva». Il nuovo regime obbligherebbe da gennaio 275mila associazioni ad attrezzarsi per gestire la fiscalità, pur non versando l’imposta: dovrebbero emettere fatture, tenere una contabilità separata e fare la dichiarazione annuale (si veda l’articolo sotto).

«Entrare nel campo dell’imponibilità Iva apre una strada per la quale oggi si mantiene l’esenzione dall’imposta, ma domani potrebbe non essere più così», commenta Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del Terzo settore. «Con questi nuovi adempimenti – continua – le organizzazioni più piccole tenderanno a scomparire».

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