Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fondazione Mps, tempo fino a marzo

di Fabrizio Massaro

MILANO — La Fondazione Mps, indebitata per 1 miliardo per le due ricapitalizzazioni dell'istituto senese, ottiene dai creditori una pausa fino a metà marzo: ieri è stato raggiunto l'accordo di «standstill», cioè di congelamento, dell'integrazione dei margini di garanzia, con il consorzio di banche guidato da Jp Morgan, esposto per 600 milioni (ora sceso a 524 milioni circa), e con Mediobanca, esposta per 190 milioni sul bond «fresh» del 2008. A breve dovrebbe arrivare un analogo accordo con Credit Suisse, esposto per 300 milioni di «fresh». Ma per l'ente presieduto da Gabriello Mancini è un congelamento che costerà caro: la fondazione entro marzo dovrà predisporre un «piano di ribilanciamento economico-finanziario di medio termine da condividere con gli istituti finanziatori».
In sostanza la Fondazione si prepara a vendere subito l'1% circa residuo in Mediobanca e il 2,6% della Cassa depositi e prestiti, che insieme valgono circa 120-130 milioni: i capitali recuperati andranno ad abbassare il debito verso il pool Jp Morgan. La prima operazione che potrebbe essere in dirittura d'arrivo è quella sulla Cdp, per circa 80 milioni: la quota dovrebbe finire ad alcune fondazioni già socie della Cassa. Ma il piano, cui lavorano gli advisor Mediobanca e Rothschild, prevederebbe anche l'ipotesi della cessione, sia pure non nell'immediato, di una quota di Mps fino al 10-15%, così da far perdere alla banca il 50% dei diritti di voto, finora totem intoccabile per Siena. La conferma arriva sia da fonti senesi sia da fonti bancarie. D'altronde i fresh scadono nel 2013 e per quella data l'ente deve recuperare 490 milioni.
Ci sono comunque dei margini per la Fondazione: intanto bisognerà vedere l'esito della trattativa con Bankitalia sull'aumento da 3,2 miliardi richiesto dall'Eba. Se venisse ridotto, il titolo (ieri 0,25 euro, -2%) si apprezzerebbe, dando respiro alla fondazione. Poi bisogna capire a chi vendere le quote: si parla dei soci attuali Caltagirone e Axa, ma potrebbe essere anche una banca straniera interessata a mettere piede nel terzo istituto italiano, o la stessa Cdp. Anche in questo contesto ha ripreso vigore l'ipotesi di introdurre la figura dell'amministratore delegato accanto al direttore generale Pierluigi Vigni. Il dossier è seguito dal presidente della banca Giuseppe Mussari, in accordo con la fondazione: Mussari avrebbe sondato anche Alessandro Profumo che però si sarebbe detto indisponibile.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il consiglio di Atlantia (e quello di Aspi) hanno risposto al governo. Confermando di aver fatto tut...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Serviranno ancora un paio di mesi per alzare il velo sul piano industriale «di gruppo» che Mediocr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il piano strategico al 2023 rimane quello definito con Bce e sindacati. Ma una revisione dei target ...

Oggi sulla stampa