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Fondazione Mps svaluta la quota in Montepaschi

Il nuovo statuto della Fondazione Mps potrebbe vedere la luce entro maggio. La deputazione generale (organo d’indirizzo) del l’Ente senese presieduto da Gabriello Mancini ha tenuto ieri la prima riunione dedicata a esaminare le proposte arrivate dal territorio per la futura governance. Domani è in calendario un altro incontro. Se sarà necessario, la prossima settimana è prevista ancora una seduta.
L’obiettivo è di riscrivere lo statuto nel giro di un paio di settimane al massimo, in modo che il ministero dell’Economia possa dare il via libera per fine mese e successivamente Mancini inviare le lettere agli enti di riferimento, due mesi prima del rinnovo degli organi e dei vertici della Fondazione (iter abbreviato in via straordinaria). Per la prima volta, alle istituzioni locali, dunque alla politica, non toccherà più della metà delle nomine.
A Siena c’è chi contesta questa tempistica e preferirebbe aspettare l’insediamento della nuova Amministrazione comunale (il 26-27 maggio si vota per il sindaco): una prospettiva che, di fatto, impedirebbe di cambiare la governance a questo giro di nomine, spostando in avanti quella “normalizzazione” imposta dalle vicende degli ultimi anni. I conti della Fondazione Mps, del resto, sono impietosi.
Il bilancio 2012, ufficializzato ieri, registra una perdita di 193,7 milioni (dopo il disavanzo di 331,7 milioni del 2011). Al crollo delle entrate hanno contribuito la mancanza di dividendo per le azioni di Banca Mps (34,9% poi ridotto a 34,17%), partecipazione il cui valore di carico è stato ridotto da 0,36 a 0,24 euro, per un importo complessivo sceso così a 952 milioni. Questa svalutazione, dettata dagli andamenti di Borsa, ha dimezzato il patrimonio netto della Fondazione, sceso da 1,33 a 673 milioni.
Pesa il debito bancario ancora esistente (350 milioni il cui costo è stato di 27 milioni) e nei conti 2012 pesano anche i 157 milioni di svalutazioni legate per 81 milioni al titolo ibrido Fresh 2008 (quello finito nel mirino della magistratura), e alla partecipazione Sansedoni per 72 milioni. La Fondazione ha ristrutturato la macchina organizzativa e tagliato di un ulteriore 25% i compensi dei deputati. Ma la vera riforma sarà quella dello statuto, di cui si discute in questi giorni.
Intanto proseguono le vicende giudiziarie su Mps. Ieri i pm Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso hanno depositato il ricorso al tribunale del Riesame di Siena, relativamente al maxi sequestro da 1,8 miliardi ai danni di Nomura. Secondo i pm sarebbero infatti stati commessi i reati di usura e truffa aggravata al momento della sottoscrizione dei derivati costruiti da Nomura. L’accusa riguarda non solo gli ex vertici di Mps ma anche l’ex ad del mercato europeo della banca giapponese, Sadeq Sayeed, e il manager Raffaele Ricci. A metà aprile gli inquirenti hanno firmato un decreto di sequestro urgente, ma dopo 10 giorni il gip Ugo Bellini non ha convalidato la misura, ritenendo che non ci sono gli estremi per ipotizzare né la truffa né l’usura.
I pm hanno aggiunto nuovo materiale per il tribunale del Riesame. Si tratta di testimonianze sul fatto che si sarebbe effettivamente svolta una truffa, più stralci di documentazione del fascicolo relativo all’acquisto di Antonveneta, che sottolineerebbero lo stato di difficoltà finanziaria in cui si trovava Mps dal 2008, dimostrando quindi il reato di usura.
Intanto gli stessi pm sarebbero orientati a fare una richiesta di giudizio immediato per Gianluca Baldassarri, l’ex capo dell’area finanza di Mps in carcere dal 16 febbraio scorso, accusato di concorso in ostacolo alla vigilanza e truffa.

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