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Fondazione Mps sotto il 30%, Aleotti vende

Cominciano a vedersi i primi effetti dell’ondata di vendite e acquisti che per tre giorni la scorsa settimana ha reso il Montepaschi protagonista assoluto di Piazza Affari con oltre il 30% del capitale passato di mano e un rialzo di quasi il 20%. Ieri è stato uno dei grandi azionisti, la famiglia toscana Aleotti, a dichiarare di avere venduto il 3% di Mps, riducendo così la quota all’1,034%, detenuto attraverso la Finamonte srl. Nel frattempo la Fondazione Mps ha continuato a vendere piccoli pacchetti di azioni scendendo ieri sotto la soglia d’opa, a quota 29,9%. Appena giovedì scorso aveva comunicato a Consob di non avere ceduto azioni e aveva aggiornato la partecipazione al 31,48%. In tre giorni l’ente presieduto da Antonella Mansi ha dunque venduto l’1,59% per 40,6 milioni, che serviranno in gran parte per rimborsare i circa 300 milioni di debiti residui. Ieri il titolo ha continuato la crescita chiudendo a 0,215 euro, +1,13%. 
La vendita delle azioni da parte di Aleotti è avvenuta mercoledì 5, proprio il giorno in cui il titolo del Monte ha cominciato a fibrillare. Alcuni rumor non escludevano che a vendere fosse stato (anche, se non solo) uno dei grandi soci privati del Montepaschi affiancano la Fondazione Mps. Ieri è arrivata la conferma da parte della famiglia del gruppo farmaceutico Menarini, entrata in Mps nel 2012 con il 4% per 173 milioni — in concomitanza con l’arrivo di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola ai vertici dell’istituto — e aveva espresso nel board Alberto Aleotti. In serata gli Aleotti hanno spiegato di avere affidato già da diversi mesi la gestione di Finamonte ad un consiglio di amministrazione «esterno alla famiglia, che gestisce le partecipazioni in piena autonomia. La nostra fiducia nell’attuale management Monte dei Paschi e nelle prospettive di ripresa della banca è e rimane immutata». È tuttavia evidente che la loro eventuale partecipazione all’imminente aumento di capitale da 3 miliardi sarà molto limitata. La ritirata da Mps non è stata indolore per Finamonte: il 3% è stato venduto attorno a 0,21 centesimi, dunque la perdita — compresa la minusvalenza potenziale sull’1% — dovrebbe essere attorno ai 70 milioni.
Oggi per Mps è una giornata decisiva. Il consiglio approverà i conti 2013 (che il mercato conoscerà mercoledì mattina): le attese degli analisti sono di una perdita media di 882 milioni. Particolare attenzione sarà sulle rettifiche sui crediti deteriorati, che alla fine del terzo trimestre ammontavano già a circa 20 miliardi, in vista dell’asset quality review e degli stress test della Bce, e sugli effetti positivi del calo dello spread Btp/Bund sul portafoglio di circa 20 miliardi di titoli di Stato .

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