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Fondazione Mps: “Onoreremo i debiti” Summit al Tesoro per vendere azioni

Non c’è un attimo da perdere. La persistenza dell’azione Mps a 0,24 euro (0,237 ieri, — 0,54%) può essere un treno che non ripassa, perché al “sistema Siena” riesca il salvataggio della vita. Oggi o nelle prossime ore il presidente di fondazione Mps Antonella Mansi a Roma vedrà Alessandro Rivera, dirigente generale del Tesoro che vigila sugli enti. Non è escluso che alla riunione si affacci il ministro Saccomanni. A quanto si apprende i tecnici di Via XX settembre esorteranno la manager a muoversi, e con celerità, per cedere al meglio quel 10% che nove mesi fa la fondazione annunciò di voler vendere per rimborsare i fidi. Palazzo Sansedoni siede su 350 milioni di debiti, e un patrimonio ormai limitato al 33,5% di Mps, il cui valore (900 milioni, in Borsa) si squaglierà come neve al sole data l’agenda Mps 2014, che stima la ricapitalizzazione da 2,5 miliardi a maggio.
A servire il debito punta anche ildocumento di programmazione 2014-2017, che fondazione Mps ha votato ieri dopo una sofferta riunione in cui è mancata l’unanimità. «Prioritaria è la messa in sicurezza — vi si legge — concentrata su due azioni: pieno rispetto del prestito mantenendo gli impegni con i creditori, e ricostituzione di una duratura consistenza patrimoniale, con adeguata diversificazione dei rischi». Due obiettivi che postulano «indispensabili scelte coraggiose e lungimiranti ». Tra queste v’è probabilmente la rapida cessione di pacchetti Mps, sfruttando il rimbalzo da 0,20 euro in atto dalla presentazione del piano di riassetto Ue (lunedì 7). Il movimento — benché frutto in larga parte di ricoperture e della corale rotazione sui bancari — spalanca una finestra favorevole; anche perché la diffusione della trimestrale Mps impedirà di operare nelle due settimane che precedono il 14 novembre.
La fondazione ha una dozzina di creditori — in primis Jp Morgan,Mediobanca, Credit Suisse — che hanno tutte le sue Mps in pegno, e fremono per riavere i soldi senza escuterlo (se il titolo cala a 0,125 euro, ma anche con mancati pagamenti di oneri non esclusi già a gennaio). Con le banche azioniste la fondazione sarebbe spacciata, e l’aumento in cantiere si amplierebbe di una tranche indesiderata. I creditori si sono già fatti sentire al Tesoro. «Con questi volumi si potrebbero “servire gli short” scaricando in Borsa almeno un 5% di Mps entro ottobre — dice un operatore — od organizzando un collocamento a istituzionali». Finora, però, Mansi non ha colto l’occasione di mercato. Forse aspettava di avere più chiare le strategie esaminate ieri. Forse, anche, attende che si formalizzi l’interesse che, raccontano fonti attendibili, due fondi mediorientali le avrebbero manifestato tramite emissari sull’8% di titoli Mps.
Di certo l’ente in cerca di denari farà a meno dei 200mila euro che Consob ha ingiunto a pagare entro un mese, contestando la mancata comunicazione dei derivati Tror accesi sul convertendo Fresh (fulcro dell’inchiesta giudiziaria). Anche Mps — che ieri ha preso atto delle dimissioni dal cda di Turiddo Campaini (Unicoop) — è stata multata, per 300mila euro, per «gravi negligenze informative » sul Fresh. Fatti risalenti ad aprile 2012, quindi rilievi in capo al nuovo management. Anche l’ad Fabrizio Viola, che ieri con Alessandro Profumo ha illustrato il piano al 2017 in Fondazione, ha fretta: settimana prossima avvia a Londra il road show per investitoricon Ubs.
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