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Fondazione Mps, nuova fumata nera

Il nome del nuovo presidente della Fondazione Monte dei Paschi potrebbe arrivare entro la settimana. Dal camino di Palazzo Sansedoni, anche ieri, è uscito fumo nero. Ma forse per l’ultima volta.
La deputazione generale (organo d’indirizzo), che da oltre venti giorni cerca al proprio interno una maggioranza qualificata (11 voti su 14) per scegliere il leader, quattro consiglieri e il collegio sindacale, è stata aggiornata al 2 settembre. «La composizione degli organismi è stata quasi definita, ma c’è l’esigenza di verificare eventuali incompatibilità», spiega una nota della Fondazione. L’accordo, anche per quanto riguarda il vertice, sembra a portata di mano.
Basta al muro contro muro tra Comune e Provincia, tra il sindaco Bruno Valentini (Pd di area cattolica, renziano) e il presidente provinciale Simone Bezzini (Pd ex Ds, bersaniano). Non è un bel film quello visto a Siena finora, anche se il commento del deputato Antonio Paolucci al termine della riunione di ieri appare spietato: «Non è possibile eleggere il presidente della Fondazione perchè le varie anime del partito tribù non si sono messe d’accordo», ha sottolineato il direttore dei Musei Vaticani, che siede nella deputazione generale di Palazzo Sansedoni per conto del Consiglio superiore dei beni culturali.
«Non abbiamo deciso nulla, la riunione è stata aggiornata e forse decideremo la prossima volta – ha continuato –. In Vaticano hanno fatto il Papa in quattro e quattr’otto, mentre a Siena in un mese non riescono a nominare il presidente di una Fondazione che non ha più un quattrino e a cui non restano più gli occhi per piangere».
Il sindaco, sostenitore della condidatura di Francesco Maria Pizzetti per la sostituzione di Gabriello Mancini al vertice della Fondazione, sembra aver scelto un profilo più defilato. Per non continuare a invadere il campo della deputazione generale e per favorire una soluzione condivisa. «Spero in un accordo per lunedì», dice. «È molto probabile che Pizzetti sia eletto presidente nella prossima seduta in programma lunedì», ha spiegato Sergio Betti, deputato espresso dal Comune. Una prospettiva su cui però non sarà facile trovare condivisione.
Accanto alla candidatura del costituzionalista piemontese, infatti, negli ultimi giorni ha preso forza l’ipotesi di un nome di rottura come quello di Antonella Mansi, vice presidente nazionale di Confindustria, imprenditrice del settore chimico (Nuova Solmine di Scarlino, in provincia di Grosseto), ex numero uno degli industriali toscani e attuale presidente della Banca Federico Del Vecchio di Firenze (gruppo Banca Etruria), carica che naturalmente dovrebbe abbandonare nel caso di un trasferimento a Siena, dove è nata 39 anni fa.
I prossimi giorni saranno decisivi. Ma chiunque si troverà a decidere se accettare la presidenza della Fondazione Mps dovrà anche fare i conti con due elementi non trascurabili: la durata del mandato e l’obiettivo da raggiungere. Il primo è un nodo che, in qualche maniera, la deputazione generale non potrà non sciogliere, dal momento che lo statuto prevede che i nuovi amministratori restino in carica soltanto fino all’approvazione del bilancio dell’esercizio in corso. In primavera, nuovo cambio della guardia (questa volta con durata di 4 anni). Difficile che qualcuno accetti di andare a Siena solo per pochi mesi.
Il secondo punto è la vera scommessa: riuscire cioè a vendere bene un pacco di azioni Montepaschi (15% circa), per ripianare la situazione debitoria (350 milioni), assicurando carburante (almeno 100 milioni) alle gestioni future e mantenendo un ruolo strategico dentro l’azionariato della banca. Una partita che richiede tempo e clima (soprattutto politico) adeguati. Su questo fronte, le istituzioni locali dovranno dare certezze.

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