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“Fondazione Mps missione compiuta Ho rotto molti tabù ora posso lasciare”

Antonella Mansi ha comunicato alle deputazioni generale e amministratrice della Fondazione Mps la propria indisponibilità ad un secondo mandato da presidente dell’Ente senese, che in questi mesi ha risanato i conti riducendo però la quota nella Banca da oltre il 33% al 2,5%. Mansi, 40 anni, era in carica dal settembre scorso, ma la modifica dello statuto della Fondazione Mps dell’estate scorsa ha stabilito solo otto mesi di incarico per il primo presidente nominato “post riforma”, in modo da sfalsare i tempi di durata delle due deputazioni dell’Ente. L’uscita di scena di Mansi, dal prossimo mese di giugno, spiazza Comune e Provincia di Siena, che controllano la Fondazione e che avrebbero voluto riconfermarla. «Proverò ancora a convincerla — ha detto ieri il sindaco di Siena Bruno Valentini — ma evidentemente è come un allenatore che ha vinto lo scudetto e decide di voler provare a vincerlo con un’altra maglia. Il prossimo presidente? Ora che la Fondazione è risanata, penso ad un senese che abbia relazioni e proiezioni nazionali».

Presidente Mansi, perché questa rinuncia inattesa?
«Ero stata chiamata con un compito preciso: mettere in sicurezza il patrimonio della Fondazione. Missione compiuta: l’Ente ha saldato i debiti con le banche e gli enti locali, ha un patrimonio liquido di 450 milioni che le permetterà di partecipare alla prossima ricapitalizzazione da 5 miliardi della Banca (in patto di sindacato con Btg Pactual e Fintech) e di diversificare gli investimenti (oggi le azioni di Mps rappresentano solo il 23,5% del patrimonio dell’Ente rispetto all’80,6% di otto mesi fa). E io ho esaurito la funzione per la quale ero stata chiamata. Lascio. Ma penso che la Fondazione oggi abbia la possibilità di proseguire con maggiore consapevolezza nel cammino di “continuità nella discontinuità” che abbiamo intrapreso ».

Nelle ore che hanno preceduto il suo annuncio, a Siena sono circolate voci di manovre per farla fuori. Queste indiscrezioni hanno favorito la sua decisione di lasciare quello che, forse, anche lei ha scoperto essere il «groviglio senese»?
«No, non partecipo a quel livello di dibattito, alle solite baruffe senesi, e non ho mai preso in considerazione l’elemento ambientale. So di avere la fiducia dei colleghi delle deputazione generale, cui spetta la nomina del presidente, e so che la decisione se rimanere era solo mia. Lo ripeto: lascio perché mi ritenevo “in prestito” a Siena per quella che è stata una delle partite più sfidanti degli ultimi anni per questo territorio. Io faccio un altro lavoro, il manager nella mia azienda, e voglio recuperare la dimensione imprenditoriale. In questi mesi abbiamo rotto molti tabù, in primis la “sindrome dell’azionista di controllo”, ma c’è un altro tabù che è opportuno infrangere: il governo dell’Ente non è un mestiere, ma un’opportunità di servizio al territorio».
Non è che lascia perché oggi le potenzialità imprenditoriali della Fondazione Mps sono assai ridimensionate ed è poco stimolante guidarla?
«Non la penso così sul ruolo che potrà avere la Fondazione Mps. Certo, la capacità erogativa di utili sul territorio sarà molto ridotta rispetto al passato, ma il legame con la Banca rimane significativo e il patto di sindacato con operatori internazionali di primo piano, quali Btg Pactual e Fintech, offre all’Ente una inedita opportunità di apertura al mondo che rappresenta un potenziale straordinario».
Suvvia, una come lei, giovane e brillante manager, può aspirare a ben altro. Che so, per dirne una, la presidenza della Rai?
«Non credo proprio. Magari domani ci può essere qualcos’altro, ma oggi la mia scelta non è condizionata da pressioni esterne. E’ unicamente determinata da valutazioni personali, appartiene solo alla sfera del mio modo di essere ».

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