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Fondazione Cariverona fa pulizia nel bilancio e svaluta Unicredit del 68%

Fondazione Cariverona si lascia alle spalle, dopo cinque anni, il passato delle gestioni di Paolo Biasi, zeppe di investimenti che hanno proiettato minusvalenze a nove zeri sui suoi conti.Il bilancio 2020, depositato l’altro ieri dopo il placet del Tesoro – per nulla normale, si dice – è una grandiosa pulizia contabile, che ha riguardato soprattutto l’1,8% di Unicredit, riprezzato da 977 a 312 milioni, e con gli immobili cittadini svalutati per 96 milioni: ne restano per 212 milioni dopo la vendita di un palazzo a 29 milioni (altre ne verranno, nel «processo di riequilibrio del portafoglio immobiliare»). Come si legge nel documento depositato, «tutti gli attivi sono stati sottoposti a una rigorosa valutazione», che rende l’ente scaligero presieduto da Alessandro Mazzucco più piccolo – il patrimonio netto s’è ridotto di un colpo di un terzo, a 1,14 miliardi – ma certo più solido, chiudendo un decennio di contabilità viziate da minusvalenze fino a un miliardo sulla banca di casa.La storica quota in Unicredit, in carico a 24,37 euro, è stata iscritta a 7,8 euro, sui minimi raggiunti dall’azione a fine 2020: una scelta inaudita per severità, tanto più che Unicredit da allora è già risalita a 10,78 euro, e insieme agli altri attivi quotati dell’ente già tre mesi fa faceva emergere 130 milioni di plusvalenze. La mossa potrebbe anche spiazzare le altre Fondazioni socie di Unicredit: Caritorino, che ha in carico l’1,65% a 17,7 euro, e Roma che ha una quota frazionale ma a 29,3 euro. Nei conti 2020 non hanno svalutato, nel 2021 per loro sarà più arduo non farlo.Il Tesoro, che vigila su tutte le Fondazioni ex bancarie, ha comunque consentito che il forte stralcio di Unicredit erodesse solo il patrimonio, senza passare dal conto economico dove infatti il 2020 chiude in avanzo (utile) per 141 milioni, ben più dei 21 dell’anno prima. Anche questo risultato è eccentrico, specie considerando che nell’annata è mancato il dividendo Unicredit, vietato dalla Bce proprio per arginare la pandemia. Ma a fronte del crollo dei ricavi ordinari (-77%) è stata un’altra voce extra a salvare il conto economico dei veronesi, e a mitigare l’effetto delle svalutazioni. Si tratta dei 265 milioni incassati da Cassa depositi e prestiti per chiudere il contenzioso avviato da Cariverona nel 2012, quando, unica tra una sessantina di Fondazioni, la creatura di Biasi contestò i concambi stabiliti per convertire le azioni privilegiate Cdp in ordinarie. Denaro che negli anni è mancato in forma di cedole, ma che adesso è prezioso per costituire una dote di liquidità, che a gennaio e febbraio è già stata per metà investita, in 130 milioni, in tre fondi azionari globali. Sul resto deciderà Filippo Manfredi, nuovo dg giunto da Caritro che da settembre sostituirà Giacomo Marino, tornato a lavorare con Andrea Orcel all’Unicredit.Anche a livello contabile i soldi di Cdp aiutano a quadrare i conti: già così, la riserva obbligatoria e quella da rivalutazioni e plusvalenze, attinte per mezzo miliardo, sono esangui. Cariverona non ha però intaccato le erogazioni: il loro flusso 2020 è invariato a 19 milioni (32 come uscita di cassa), mentre il fondo per stabilizzare le erogazioni negli anni di magra è salito del 5% a 238 milioni, un multiplo di 10 volte l’erogato che conferma una parsimonia insuperata nel comparto.

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