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Fondazione Carige, summit con gli advisor

La Fondazione Carige incontra gli advisor di Banca Imi per valutare la migliore strategia relativa alla propria partecipazione, attualmente superiore al 46 per cento. L’altro ieri ci sarebbe infatti stato un consiglio d’indirizzo dove erano presenti i consulenti finanziari di Banca Imi.
Le opzioni presentate, secondo le indiscrezioni, sarebbero di due tipi: da una parte la cesssione di una quota della partecipazione in mano alla Fondazione. Alcune indiscrezioni indicherebbero in vendita un 25% di azioni anche se il presidente dell’ente genovese Paolo Momigliano, contattato da «Il Sole 24 Ore», smentisce questa ipotesi. L’altra strada percorribile sarebbe quella della cessione dei diritti.
Questo sarebbe stato, secondo alcune ricostruzioni, lo scenario rappresentato da Banca Imi alla Fondazione, anche alla luce dell’aumento di capitale fino a massimi 800 milioni di euro richiesto dalla Banca d’Italia.
L’ente, alle prese con una situazione di carenza di liquidità e che ha già avviato un piano di riduzione dell’esposizione debitoria, non ha infatti i capitali sufficienti per sottoscrivere la propria quota che è dunque destinata a diluirsi notevolmente.
Alla finestra ci sarebbero possibili compratori, come la Investindustrial di Andrea Bonomi e la famiglia Malacalza.
Inoltre la Fondazione – secondo quanto appreso da Radiocor – si appresta a chiedere una proroga al ministero del Tesoro per l’approvazione del bilancio 2013, vista la necessità di compiere una adeguata rettifica della partecipazione in Banca Carige.
La proposta, avanzata sempre al Consiglio di Indirizzo dai revisori contabili, sarà sul tavolo del consiglio dell’Ente in programma oggi. La Fondazione ha in carico la propria partecipazione nella banca, che attualmente supera il 46%, a 1,35 euro per azione.
Il titolo, che tratta nell’area di 0,54 euro, segnava 0,445 euro a fine 2013. I prossimi decisivi passaggi che interesseranno la banca, e di conseguenza la Fondazione, richiedono di avere un quadro il più possibile chiaro prima di procedere all’impairment test sulla quota: entro fine marzo infatti la banca procederà ad annunciare il nuovo piano industriale e ad avviare l’aumento di capitale il cui ammontare non è ancora definito. La delega al cda della banca è per una ricapitalizzazione massima da 800 milioni.

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