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Fondazione Carige, revocato Repetto

Archiviata l’era di Giovanni Berneschi alla guida di Banca Carige, che da martedì ha, quale ad, Piero Montani, anche la Fondazione Carige volta pagina. Ieri i due terzi del consiglio di indirizzo dell’ente hanno approvato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente Flavio Repetto, che è quindi revocato dalla carica, pur restando nel cdi con il ruolo di consigliere.
Si è conclusa così la battaglia che, da alcune settimane, si combatteva all’interno della Fondazione, con 17 consiglieri su 28 dissenzienti dalle modalità con cui Repetto ha voluto procedere al rinnovo del cda di Carige. Questi si è presentato alla seduta del cdi consegnando un documento in cui difende il suo operato dal 2007 (anno in cui è stato eletto) in poi. Il testo sottolinea che il patrimonio netto della Fondazione, che nel 2005 era di 790,3 milioni, è cresciuto cospicuamente, fino agli 1,01 miliardi del 2012.
Un dato, questo, che però è stato contestato dai consiglieri firmatari della mozione di sfiducia. A spiegarlo è Luca Gandullia, docente di Scienze delle finanze e membro del cdi: «Nel bilancio attivo della Fondazione, le quote in Carige sono valutate 1,3 miliardi circa. Mentre il passivo è di 300 milioni. Di qui si arriva al valore di circa 1 miliardo di patrimonio netto dell’ente. Si tratta, però, di un valore corretto sotto il profilo contabile ma non reale. La caduta delle azioni Carige, infatti, ha fatto scendere il valore di mercato della quota da 1,3 miliardi a 600 milioni circa. E, sottraendo i 300 milioni di passivo, si arriva a un patrimonio netto della Fondazione di 300 milioni, ben inferiore ai 790 del 2005».
Ed è proprio questo uno dei punti su cui si concentra la mozione dei 17, che si sono mantenuti compatti nel votare la sfiducia (versus 9 contrari e un astenuto). «Le scelte gestionali e patrimoniali operante dal presidente e delle quali il cdi veniva abitualmente informato solo a posteriori – si legge nella mozione – hanno provocato una consistente riduzione del patrimonio della Fondazione, una grave carenza di liquidità che impedisce, allo stato, un adeguato perseguimento delle finalità statutarie e i noti rilievi del Mef». Il documento accusa anche Repetto di non aver «provveduto tempestivamente» a integrare il cda (dai quali erano usciti i consiglieri Ivo De Michelis, passato in Carige, e lo scomparso Lino Bottini). Inoltre sottolinea che il presidente è stato « incurante delle istanze avanzate da un’ampia maggioranza del cdi». Di qui la rottura del rapporto di fiducia. Nella mozione, poi, i 17 esprimono «apprezzamento e stima nel nuovo board della banca, fiduciosi che, con l’impegno dei suoi membri, sarà in grado di governare meglio la banca stessa in questo difficile momento». Ora la Fondazione sarà retta dal vicepresidente, Pierluigi Vinai, attorno al quale si erano stretti i 17 firmatari della mozione. Vinai, già la prossima settimana, intende riunire il cdi per approvare il documento programmatico 2014 (con risorse per il territorio che scendono da 20 milioni a circa 8). Entro metà novembre, infatti, il documento deve essere girato al Mef (che lo voleva già per ottobre). Poi ci sarà la partita, che il cdi vuole risolvere entro il 19 novembre, per la nomina del nuovo cda (in prorogatio da settembre) e del successore di Repetto. Riguardo a questo punto, potrebbe esserci una scelta interna (si è fatto il nome del consigliere Giuseppe Casale). Ma pare più probabile una esterna e, in questo caso, un candidato possibile sarebbe Franco Henriquet, alla guida dell’associazione Gigi Ghirotti, che assiste i malati terminali. Intanto, il presidente di Carige, Cesare Castelbarco ha ribadito «la completa autonomia di Carige rispetto alle vicende che coinvolgono i suoi azionisti», prefigurando una buona prosecusione dei rapporti tra istituto e Fondazione.

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