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Focus sulla crisi d’impresa

Sono 11 le norme di comportamento del collegio sindacale in materia di crisi di impresa (da n. 11.1 a n. 11.11) e compendiano le fasi temporali di sviluppo della crisi e gli strumenti di soluzione della stessa (piano attestato ex art. 67 l.f.; accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis l.f.; concordato con riserva; concordato preventivo; concordato con continuità; fallimento). Il collegio sindacale è destinatario dei doveri generali di vigilanza di cui all’art. 2403 c.c., ossia, vigilanza sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento. In effetti la crisi di impresa impatta su tutto il fronte delle aree di vigilanza. L’incalzare della crisi accentua inevitabilmente i rischi di violazione di norme di legge e di comportamenti aziendali non improntati a principi di corretta amministrazione. L’aspetto maggiormente critico per i sindaci è quello della tempestiva emersione dei segnali preconizzatori della crisi. Solo la capacità degli amministratori di cogliere per tempo detti segnali può portare a risposte tempestive e appropriate che minimizzino i rischi di reati o in genere di danni a soci e a terzi. La norma 11.1, suggerisce ai sindaci di vigilare che la società si sia dotata di un sistema di controllo e di modelli organizzativi adeguati alla tempestiva evidenziazione di segnali di crisi. Gli amministratori della società devono, infatti, dotare la stessa di assetti organizzativi che siano in grado di generare flussi informativi tempestivi su segnali di crisi che se affrontati per tempo possono non sfociare in situazioni gravi e irreversibili. Si pensi, per esempio, a quanto sia importante avere a disposizione bilanci infrannuali, piani aziendali, analisi di cash-flow che se sono «nice to have» per qualsiasi azienda, diventano «must» in momenti di crisi. Al cospetto di segnali di crisi i sindaci non possono limitarsi a un mero controllo di legalità ma devono estendere l’area di vigilanza al contenuto sostanziale delle attività poste in essere dagli amministratori per verificare che le scelte non travalichino i limiti della buona amministrazione. Spazio, quindi, alla verifica delle operazioni che mettono a rischio l’integrità del patrimonio, che si presentano palesemente aleatorie, in conflitto di interessi. Nei casi di fondati sospetti di gravi irregolarità nella condotta degli amministratori i sindaci potranno proporre la denuncia al Tribunale competente per il controllo giudiziario (Norma 11.2). Le norme dedicate alle singole fattispecie di soluzione negoziale della crisi prevedono sempre la verifica, da parte dei sindaci, dei requisiti formali per l’accesso alle stesse e il monitoraggio sull’esecuzione dei piani proposti. Individuato lo strumento di soluzione della crisi, i sindaci hanno compiti di vigilanza più mirati e spesso sono affiancati, nella vigilanza specifica, da organi della procedura.

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