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Focus sulla Cina nel nuovo piano di Intesa

Dopo aver toccato con mano che “sfondare” in Europa non è facile, per lo meno come e dove si vuole, Intesa Sanpaolo guarda all’Estremo Oriente per le sue prospettive di crescita. E in particolare alla Cina, dove il gruppo possiede il 15% di Bank of Qingdao e – attraverso Eurizon – il 49% di Penghua Fund Management, una delle maggiori società di asset management del paese, con masse salite in due anni da 20 a 80 miliardi. Non solo: pochi mesi fa Intesa ha anche fondato la sua prima società di wealth management in Cina, la Yi Tsai, con sede sempre a Qingdao, focalizzata sulla distribuzione di prodotti finanziari e controllata al 100% dal gruppo: «In questo mercato vediamo un elevato potenziale di capacità di risparmio e in futuro vogliamo aprire nuove filiali in tutto il paese», ha spiegato il ceo Carlo Messina in una doppia intervista pubblicata in Francia su Les Echos e in Germania su Borsen Zeitung.
Dunque la Cina sarà uno dei punti focali del nuovo piano d’impresa atteso a febbraio 2018. Alla scadenza manca ancora parecchio, ma una dopo l’altra stanno emergendo le linee guida della nuova strategia, per il resto basata «su una crescita delle nostre capacità interne», ha ricordato Messina. Tradotto: più risparmio (con un potenziale di 200 miliardi di masse in più da gestire), il rafforzamento di Itb (con la rete dei tabaccai convenzionati che potrebbe raddoppiare da 22mila a 40mila unità) e soprattutto le assicurazioni. Le polizze sono nel mirino da tempo, ma parlando alla stampa estera Messina questa volta ha chiarito che l’obiettivo «sarà diventare uno dei cinque primi attori del segmento delle polizze rischio in Italia contro il quindicesimo posto che ricopriamo attualmente». Dopo Generali l’m&a è uscito dal radar, dunque ora si punta a soluzioni interne «soprattutto con investimenti nel personale». Al di là della ricetta, il nuovo garantirà «alti dividendi in futuro», è tornato a ribadire Messina, tema d’attualità vista la cedola distribuita lunedì digerita piuttosto in fretta dal mercato, dove ieri il titolo ha recuperato lo 0,3% a 2,69 euro portandosi a 11 centesimi dal valore pre-stacco.
Il ceo di Intesa Sanpaolo si è espresso anche su alcuni temi generali, dalla necessità di ridurre il debito pubblico italiano all’ipotesi – informalmente allo studio in Europa – di creare una bad bank di sistema: «Era opportuna cinque anni fa, adesso non servirebbe a nulla», ha tagliato corto Messina, «quello che occorre è che ciascuna banca rafforzi la sua struttura interna di riscossione dei crediti deteriorati». Riguardo al Fondo Atlante, Messina ritiene che abbia «avuto il vantaggio di scongiurare il rischio sistemico che gravava sul settore bancario del paese», ribadendo nei fatti il messaggio di Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e dell’Acri, nella sua intervista a Il Sole 24 Ore di domenica.

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