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Fmi: Usa non credibili sul budget

di Daniele Roveda

Gli Stati Uniti non hanno un piano credibile di riduzione del deficit pubblico nel medio periodo. L'ha detto ieri il capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard a Le Monde, confermando implicitamente il verdetto dato lunedì da Standard & Poor's sulle capacità dell'America di riequilibrare i propri conti pubblici. Le ripercussioni della minaccia di downgrade fatte da S&P's, un'eventualità che porterebbe scompiglio sui mercati finanziari internazionali e farebbe salire il costo del credito per il governo Usa, si stanno quindi facendo sentire ancora a quattro giorni di distanza. I mercati non si sono stupiti quindi della rivelazione fatta ieri dal Washington Post, secondo cui la Casa Bianca avrebbe cercato per settimane di dissuadere Standard & Poor's dall'esprimere un giudizio negativo sulle capacità di accordo tra democratici e repubblicani sul deficit.

Il presidente Obama intanto ha chiesto aiuto al genio high tech Mark Zuckerberg di Facebook per instaurare un dialogo con il pubblico più giovane. Affiancato da Zuckerberg, Obama è apparso ieri sul canale video Facebook Live, trasmesso sul sito del social network, di fronte ad almeno un milione di "ascoltatori" che hanno potuto rivolgergli direttamente domande nel corso di un incontro informale. Il formato dell'incontro a botta e risposta e il canale di distribuzione – internet – è quello che più si addice a Obama, ed è quello che aveva conquistato l'elettorato più giovane durante la campagna elettorale del 2008. Oggi Obama sta cercando di riconquistare quella fetta di elettorato sotto i 30 anni che l'aveva aiutato a vincere la presidenza.

In California Obama sta cercando anche di raccogliere fondi – ieri nella ricca Silicon Valley, oggi tra le star di Hollywood – per finanziare la campagna presidenziale del 2012. Ma tra una cena e l'altra, a 35mila dollari a testa, il presidente ha illustrato alla nazione i vantaggi del suo piano di risanamento fiscale rispetto a quello proposto dal deputato repubblicano Paul Ryan, sottolineando che la situazione del bilancio americano è «insostenibile» e che il mercato immobiliare è la zavorra che grava sull'economia Usa.

I due piani differiscono nell'ideologia e nella sostanza al punto da aver convinto sia Standard & Poor's che Olivier Blanchard delle elevate difficoltà di raggiungere un compromesso entro il 2012. Entrambe le proposte intendono tagliare circa 4000 miliardi di dollari al deficit nei prossimi 10 anni, ma Obama intende elevare le aliquote sui redditi più alti, Ryan abbassarle per tutti: nel suo piano, 4000 miliardi di dollari di tagli alle tasse compensano una uguale riduzione delle spese. Il piano Obama vuole distribuire inoltre i tagli alle spese tra tutti i settori, inclusa la difesa e i sussidi all'agricoltura; il piano Ryan concentra i tagli alle spese sociali. La maggiore differenza però riguarda la spesa sanitaria: Obama vorrebbe imporre misure di contenimento dei costi per 100 miliardi di dollari; Ryan vorrebbe addirittura privatizzare Medicare, la mutua per gli anziani, e congelare i finanziamenti a Medicaid, la mutua per i poveri, sganciandoli dall'indicizzazione ai costi sanitari. Due delegazioni di repubblicani e di democratici si incontreranno con il presidente il 5 maggio prossimo per dare inizio ai negoziati.

 

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