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Fmi: tassi ingiustificati, agire subito

Il Fondo monetario sollecita l’Europa ad «agire subito» per contenere il balzo degli spread, che nel caso di Italia e Spagna sono stimati dagli economisti dell’Fmi 200 punti base al di sopra di quello che sarebbe giustificato dai fondamentali, a causa delle incertezze europee.
«Bisogna agire subito, il tempo sta per scadere», ha detto ieri il capo della divisione mercati del Fondo, José Vinals, in una conference call per presentare le nuove previsioni dell’istituzione di Washington su economia, mercati e conti pubblici. L’Fmi prevede per l’economia dell’Eurozona una contrazione dello 0,3% quest’anno (invariata rispetto alle stime di aprile) e una crescita dello 0,7% l’anno prossimo (in precedenza era dello 0,9%). Per l’Italia le previsioni sono invariate per entrambi gli anni, rispetto a quelle di tre mesi fa: -1,9% nel 2012 e -0,3% nel 2013. Solo la Germania, nell’area dell’euro vede una revisione al rialzo, dello 0,4% all’1%, nel 2012.
Secondo Carlo Cottarelli, capo del dipartimento fiscale dell’Fmi, gli spread attuali sono di 200 punti base (2%) superiori a quanto sarebbe giustificato dai fondamentali dei conti pubblici. «La situazione – ha detto Cottarelli – richiede un’azione a livello dell’area dell’euro per stabilizzare le condizioni dei mercati del debito sovrano». Queste, secondo il Fiscal monitor redatto dal team guidato dall’economista italiano, stanno causando il deterioramento delle condizioni di finanziamento per le banche e per le imprese nei Paesi della periferia dell’Eurozona.
Il Fondo non indica quali strumenti vadano utilizzati, anche se fa esplicito riferimento a considerare la riattivazione del programma di acquisti di titoli (Smp) da parte della Banca centrale europea. Cottarelli ha citato anche gli eurobond. L’Fmi sottolinea però che urge un intervento immediato, anche per evitare conseguenze più vaste. «Italia e Spagna – ha affermato il capo economista dell’Fmi, Olivier Blanchard – hanno realizzato passi importanti. Possono avere successo solo se possono finanziarsi a tassi ragionevoli. Fin tanto che i loro Governi sono impegnati a mettere in atto le riforme necessarie, gli altri membri della zona euro devono mostrare la volontà di aiutarli in modo da rendere fattibile l’aggiustamento che stanno compiendo».
Il rischio, secondo Blanchard, è quello di un circolo vizioso su Italia e Spagna, in cui uno dei due Paesi perda l’accesso ai mercati finanziari. Se si verificasse questa ipotesi, avrebbe conseguenze pesanti non solo per i due Paesi, ma farebbe finire fuori strada anche la crescita mondiale, sostiene l’economista francese.
Secondo il Fondo monetario, le decisioni dell’ultimo vertice europeo di fine giugno vanno nella giusta direzione, ma vanno attuate rapidamente.
Il vice di Cottarelli, Phil Gerson, ha rilevato in modo particolare gli sforzi compiuti dall’Italia. Fra il 2012 e il 2014, osserva l’economista del Fondo, avrà compiuto un aggiustamento dei conti pubblici pari al 5% del Prodotto interno lordo, generato il maggior surplus primario (al netto della spesa per interessi) nel 2012 e nel 2013, ottenuto un avanzo strutturale (tenuto conto dell’andamento del ciclo, quindi dell’impatto della recessione) nel 2013 e ridotto il rapporto debito/Pil a partire dal 2013. Il Fondo nota un aumento di questo dato nel 2012 e nel 2013 (al 126,4%), ma per effetto principalmente del contributo italiano ai fondi salva-Stati europei Efsf e Esm.
L’Fmi elogia anche lo spostamento degli sforzi di risanamento del bilancio pubblico dall’aumento delle entrate, con cui sono stati effettuati i primi progressi, al taglio alla spesa pubblica valutando positivamente la spending review. Due elementi sono importanti, secondo Gerson, per il successo dell’aggiustamento italiano: misure di risanamento che siano favorevoli alla crescita (come appunto quelle più orientate al taglio della spesa) e la “blindatura” dei progressi, in parte già avvenuta con l’inserimento nella Costituzione dell’obiettivo del pareggio di bilancio. La authority per i conti pubblici, sostiene l’Fmi, dovrà essere il più indipendente possibile. L’Italia potrebbe puntare per il 2013, sostiene Gerson, a un avanzo strutturale pari all’1% del Pil invece che a un semplice pareggio. In questo modo si terrebbbe un maggior spazio di manovra, anche in caso di un peggior impatto della recessione sui conti. Le previsioni dell’Fmi indicano già che l’Italia potrebbe raggiungere un surplus strutturale dello 0,7% l’anno prossimo.

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