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Fmi, stime più alte per l’Italia: crescita +4,9%, Germania +3,6%

Più dei numeri, in continuo aggiornamento, conta la direzione. E la direzione indicata dall’Fmi è quella del consolidamento della ripresa, dopo la recessione senza precedenti innescata dal Covid-19. Il World economic outlook di luglio conferma al 6% le previsioni di crescita del Pil per il 2021 e alza al 4,9% quelle per il 2022 (contro il 4,4% stimato ad aprile). Confermate però anche le fragilità e le diseguaglianze di questa ripresa, che si rafforza nei mercati avanzati e si indebolisce in quelli emergenti. E che resta esposta al rischio varianti.

La prima causa della disparità nei risultati economici sta nei vaccini. Nei mercati avanzati «quasi il 40% della popolazione è stata completamente vaccinata, contro l’11% negli Emergenti e una piccola frazione nei Paesi in via di sviluppo», sottolinea la capoeconomista dell’Fmi, Gita Gopinath. A giugno 2021, ricorda il Fondo, nei Paesi avanzati e in Cina si è concentrato quasi il 75% dei circa 3 miliardi di dosi somministrate nel mondo.

Differenze cariche di conseguenze: dove la campagna di vaccinazione avanza più rapidamente, seguita dal ritorno alla normalità, si registra un miglioramento delle condizioni economiche. Dove i vaccini non arrivano, e anzi partono nuove ondate di Covid-19, la crisi si prolunga.

Un altro fattore di divergenza sono le politiche di sostegno, che a inizio luglio hanno raggiunto i 16.500 miliardi di dollari. Nei Paesi avanzati ci sono ancora interventi per 4.600 miliardi da attuare tra quest’anno e i prossimi, tanto che la correzione al rialzo delle previsioni di crescita per il 2022 si deve all’impatto delle manovre annunciate in primo luogo dagli Stati Uniti e poi dall’Unione Europea.

Molti Emergenti, sottolinea il Fondo, si trovano invece nella situazione opposta: le misure di sostegno si sono in sostanza esaurite nel 2020 e i Governi stanno cercando di riconsolidare le finanze pubbliche. Alcuni di loro hanno già alzato i tassi di interesse per contenere le pressioni sui prezzi.

La ripresa è così sempre più al traino degli Usa, che nel 2021 accelerano al 7% (+0,6% rispetto alle stime di aprile) e al 4,9% nel 2022 (+1,4%). Il Pil dell’Eurozona salirà del 4,6 e del 4,3% nei due anni. Dopo il tracollo del 2020 (-8,9%), l’Italia rimbalza del 4,9% quest’anno e del 4,2% nel 2022 (lo 0,7 e lo 0,6% in più rispetto alle stime di aprile). Francia e Spagna vanno più spedite (rispettivamente 5,8 e 6,2% nel 2021). La Germania, che meglio aveva assorbito l’impatto del Covid (contenendo la flessione del Pil al 4,8% nel 2020) e che già quest’anno dovrebbe recuperare il terreno perduto, crescerà del 3,6% nel 2021 e del 4,1% nel 2022.

Meno robusta del previsto la crescita cinese nel 2021 (8,1% anziché 8,4%). Male il Giappone, costretto a nuove misure di emergenza dalla ripresa dei contagi. Il Paese crescerà meno del previsto quest’anno (2,8%), ma dovrebbe rifarsi nel 2022 (3%). Male soprattutto l’India, che nel 2021 rimbalzerà sì del 9,5%, ma con un ribasso di tre punti percentuali sulle stime di aprile, a causa della disastrosa seconda ondata della pandemia. Nel complesso, le economie avanzate nel 2021 crescono dello 0,5% in più rispetto alle stime di aprile, mentre in Asia, i Paesi emergenti e in via di sviluppo frenano dell’1,1%.

Gopinath ridimensiona l’allarme sull’inflazione nelle economie avanzate (soprattutto negli Usa), alimentata dal rimbalzo della domanda e dalle strozzature nelle catene di approvvigionamento. Un fenomeno transitorio: i prezzi dovrebbero ripiegare sui livelli pre-pandemici nel 2022, perché i tassi di occupazione restano sotto i livelli pre-crisi, le aspettative d’inflazione sono «ancorate» e i fenomeni che spingono al ribasso i prezzi (automazione e digitalizzazione) sono rafforzati dalla pandemia. Il Fondo raccomanda alle banche centrali di comunicare con chiarezza le proprie politiche e valutazioni, per evitare che il timore di inflazione si traduca in una stretta della liquidità. Soprattutto, vietato revocare troppo presto le politiche espansive.

Il principale fattore di rischio restano le varianti del Covid-19, che potrebbero far deragliare la ripresa, con un costo di 4.500 miliardi di dollari entro il 2025. La contromisura è un impegno multilaterale per garantire accesso rapido in tutto il mondo a vaccini, diagnosi e terapie.

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