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Fmi: “Sofferenze record bene il fondo Atlante” Banche e Borsa volano

Volano in Borsa i titoli bancari dopo il varo del fondo Atlante, il piano di sostegno al sistema creditizio. Vanno su dopo una raffica di acquisti fino a far guadagnare alla Borsa di Milano il 4,1% anche grazie alla benedizione del Fondo monetario internazionale che giudica il progetto «un passo nella giusta direzione ». Anche il premier Matteo Renzi è soddisfatto: «Atlante sarà la soluzione. Lo vedremo nelle prossime ore e settimane». Ma nelle 120 pagine del rapporto edicato alla stabilità finanziaria il Global financial stability report, si stigmatizza l’alto livello delle sofferenze bancarie nazionali, pari all’11,2% del totale degli impieghi, più del doppio della media dell’eurozona cosiddetta “core”, una curiosa lista di paesi che comprende Austria, Belgio. Francia, Germania, Olanda (4,3%). Ma anche più alta della Spagna (6,7%) e del Regno Unito (2,8). La situazione tuttavia non è rosea neppure nel resto d’Europa dal momento che le banche dell’eurozona hanno ancora crediti deteriorati – non performing loans in gergo- pari a 900 miliardi di euro. «Una soluzione del problema non può essere rimandata », si legge nel rapporto.
Atlante piace, agli esperti del Fondo. A partire dal nome scelto. Josè Vinals, il responsabile dello studio, non manca di evocarne gli aspetti mitologici, ricorda il titano che teneva sulle spalle l’intera volta celeste. E dunque è un “pilastro”, che permette alle banche «di raccogliere più facilmente il capitale necessario per andare avanti ». Ancora di più perché «il settore privato è coinvolto. Vedremo come va».
Atlante è gradito anche a Carlo Cottarelli, il responsabile dell’Italia presso l’istituzione di Bretton Woods. «Il fondo va nella direzione da tempo indicata dall’Fmi, ovvero mettere a disposizione risorse per consolidare e rafforzare il capitale delle banche, quando necessario». Il peso dei crediti in sofferenza è “elevato”, bisogna ridurlo senza indugi. Pulire i bilanci e aiutare le banche a raccogliere capitali, perciò. Secondo Vinals tuttavia, il neonato fondo non basta. «Nel comparto bancario italiano c’è ancora del lavoro da fare in termini di consolidamento e di miglioramento della gestione di molte istituzioni. Quello italiano è un sistema molto diversificato. Ci sono istituti di taglie differenti, da quelli molto piccoli a quelli di dimensioni internazionali. Ma i crediti in sofferenza sono un fardello, un peso. Servono appunto azioni per affrontarlo». In un altro rapporto, chiamato Fiscal monitor, il Fmi ribadisce i suoi timori per la Brexit, la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Europa e ricapitola i numeri- chiave dell’Italia: pareggio del bilancio strutturale nel 2018, debito al 133% del Pil e deficit al 2,7% quest’anno, peggio delle stime ufficiali. Nonostante alcune voci critiche, per esempio Fitch o lo stesso Financial Times, Atlante sembra convincere i mercati. Complice anche l’export cinese che rimbalza e il consolidamento dei prezzi del petrolio, ai massimi da sei mesi, tutte le Borse guadagnano terreno. Ovunque in Europa ricompare il segno più, anche Wall Street è positiva.

Elena Polidori

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