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Fmi: riforme ok,attenti al debito

L’Fmi plaude alle tante riforme portate avanti dal governo italiano, a partire dal Jobs act: “un elenco impressionante”. Apprezza anche quel che è stato fatto nel settore bancario, pur chiedendo altre misure per contenere i crediti deteriorati. Appare però scettico sulle sorti del debito: «Migliora, ma è vulnerabile agli shock. Un calo già da quest’anno è difficile». Carlo Cottarelli, responsabile Fmi per l’Europa, nota però che il pareggio di bilancio ipotizzato dal Def per il 2019 sarebbe comunque «sufficiente», visto che l’italia non lo raggiunge dal 1875. Un programma ambizioso di privatizzazioni aiuterebbe ad abbassare il livello del debito. Si conclude con questo messaggio il tradizionale check-up sullo stato di salute del Paese e dei suoi conti, condotto ogni anno dagli esperti del Fondo monetario, dopo colloqui e consultazioni con il Gotha dell’economia nazionale. Il debito resta il tallone d’Achille del Paese. Il Fondo esorta il governo a proseguire nell’aggiustamento del bilancio anche con scelte politiche «difficili» come interventi sugli alti livelli della spesa sociale e «l’introduzione di una moderna tassa sugli immobili». Secondo questi esperti serve non solo raggiungere gli obiettivi di bilancio ma anche creare «un margine per abbassare in modo significativo il cuneo fiscale ancora elevato». Non va compromessa la sostenibilità del sistema pensionistico. Nel documento consegnato al ministro Padoan c’è anche un dato più positivo sul Pil le cui stime di crescita sono state ritoccate al rialzo: 1,1% a fine anno, questa la nuova valutazione, valida anche per il 2017. La ripresa tuttavia rimane «modesta» e soggetta a «rischi al ribasso » dovuti ad almeno tre fattori: la volatilità dei mercati, l’incognita Brexit e l’emergenza immigrati. Il percorso di crescita intrapreso dall’Italia «implicherebbe un ritorno a livelli di produzione pre-crisi solo verso la metà degli anni 2020». Sul tema caldo del lavoro l’Fmi invita a concentrarsi «sulla modernizzazione del sistema della contrattazione collettiva». Bisogna anche «garantire una efficace contrattazione di secondo livello che rafforzi il legame tra salari e produttività».

Elena Polidori

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