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Fmi: «Rafforzare le banche»

di Alessandro Merli

La crisi del debito sovrano nell'area dell'euro rischia di provocare perdite per 300 miliardi di euro alle banche europee, sostiene il Fondo monetario. L'instabilità degli ultimi mesi ha vanificato parte dei progressi compiuti nel riparare i danni della crisi globale scoppiata nel 2007 e mette in pericolo il sistema finanziario internazionale.

La crisi, afferma l'Fmi nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, diffuso ieri è entrata in una fase "politica": è stata infatti la debolezza della politica, secondo il Fondo, ad aggravare i problemi di Eurolandia e ritardare la riduzione del debito degli Stati Uniti, il che ha portato al suo declassamento.

Un esempio della debolezza della politica è la situazione italiana, afferma il rapporto con un'argomentazione simile a quella avanzata da Standard & Poor's per abbassare il rating dell'Italia. La risposta, ha dichiarato José Vinals, direttore del dipartimento mercati dei capitali dell'Fmi, deve venire dalla politica. «Le difficili dinamiche politiche e le crescenti preoccupazioni sulle prospettive di crescita – dice il rapporto – hanno sollevato incertezze sul risanamento dei conti. Date le dimensioni sistemiche del mercato dei titoli di Stato italiani e le necessità di finanziamento del Tesoro, questi rischi sono diventati fattori chiave delle condizioni di mercato, aumentando il potenziale di contagio sui diversi comparti dei mercati finanziari». Secondo Vinals, è fondamentale, in Italia come negli altri Paesi europei messi sotto pressione dai mercati, che la politica mostri un fronte unito per convincere i mercati della capacità di risolvere il problema. «Spesso i mercati si muovono in misura eccessiva – ha detto il dirigente dell'Fmi – ma questo non significa che dietro non ci siano problemi. Questi vanno affrontati con delle misure e l'Italia ha preso misure importanti per rassicurare i mercati. Certo, l'incertezza decisionale degli ultimi mesi non ha aiutato. I politici devono dire: uniamoci per risolvere il problema. Farebbe bene non solo al debito pubblico, ma anche alle banche, se si riuscisse a ridurre il rischio sovrano attraverso il risanamento».

Le banche europee sono di fronte a perdite potenziali per 300 miliardi di euro per la caduta dei prezzi dei titoli di Stato a causa dell'aumento del rischio di credito per la crisi del debito sovrano: 200 di questi per la loro esposizione diretta ai Paesi, gli altri 100 a causa dell'esposizione verso altri banche.

Quando la cifra è trapelata nelle scorse settimane, ha provocato una polemica fra Fmi e autorità europee, così come quando il direttore del Fondo, Christine Lagarde, ha sollecitato la ricapitalizzazione degli istituti europei. Vinals ha tenuto a precisare che la cifra confermata ieri non rappresenta le necessità di nuovi capitali per le banche, ma ha ribadito la sollecitazione del Fondo a che queste si dotino di maggior capitale ordinario, per evitare ulteriori difficoltà di raccolta che potrebbero portare a un credit crunch.

Il dirigente dell'Fmi ha detto di non voler criticare gli stress test condotti dalla European Banking Authority e pubblicati nel luglio scorso, dai quali quasi tutte le banche emergevano in ordine, ma ha anche sottolineato che «da allora le cose sono cambiate» e i mercati «hanno alzato l'asticella per fornire fondi alle banche». Vinals ha anche ciriticato la scarsa trasparenza nei bilanci delle banche europee sull'esposizione al debito sovrano. Il Fondo insiste che, se la ricapitalizzazione non può essere completata da fonti privati, venga fatta con denaro pubblico e chiede l'uso a questo scopo di parte delle risorse del fondo salva-Stati europeo Efsf.

I rischi dell'esposizione al debito sovrano vanno al di là del sistema bancario e si estendono alle assicurazioni. Delle quattro più esposte, due sono francesi e due italiane (il rapporto Fmi non fa nomi). Le compagnie però subiscono minori pressioni di mercato delle banche in quanto la loro raccolta è a più lungo termine.

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