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Fmi: il Pil cresce nel 75% dei Paesi maglia nera è la Gran Bretagna

La ripresa dell’economia mondiale si sta «rafforzando » e sta camminando ad un passo «più veloce». Il World economic outlook dell’Fmi, il più importante rapporto previsivo dell’anno, conferma la crescita e sostanzialmente sancisce, a dieci anni dalla scoppio della crisi dei mutui subprime, che il pianeta ha lasciato alle proprie spalle la Grande Recessione.
L’apertura degli Annual Meeting dell’Fmi segna il traguardo senza enfasi e, anzi, invita a non fare «passi falsi» nel gestire la ripresa perché i rischi di raffreddarla ci sono. Per ora i numeri parlano chiaro: il Pil del pianeta quest’anno crescerà al ritmo del 3,6% e il prossimo al 3,7%, un tasso simile a quello degli ultimi trent’anni del Novecento quando le cose andavano bene.
L’altro aspetto positivo riguarda la progressione delle revisioni al rialzo delle stime: quest’anno, dodici mesi decisivi, la correzione in aumento del Pil-Mondo è stata da gennaio ad oggi di 0,2 punti percentuali. Il terzo aspetto riguarda la diffusione della ripresa: nel 75% degli Stati c’è crescita, dice il rapporto. Infine, la crescita, pare stia avendo effetto anche sul reddito pro-capite. Nel 2009, dice l’Fmi, subì una caduta dell’1,6%, quest’anno cresce del 2,3%. Anche se ancora 47 Paesi nel mondo hanno un pil pro capite col segno negativo.
L’Europa sembra essere il nuovo protagonista del recupero economico: quest’anno segna il 2,1% con una accelerazione molto forte di 0,2 punti in tre mesi. Il segno più, dopo un 2016 di recessione, è tornato in Russia e Brasile. Revisioni al rialzo per Giappone, Cina, Paesi emergenti dell’area asiatica. La Germania galoppa al 2%, la Francia sta all’1,6, appena sopra all’Italia che conferma un 1,5% (lo stesso obiettivo del governo) e incassa un giudizio positivo da parte del compassato capo economista, Maurice Obstfeld, che parla di «progressi» di Roma nel settore bancario ma avverte che lo stock di sofferenze è ancora alto e va ridotto. La geopolitica insidia Gran Bretagna e Spagna, rispettivamente la maglia nera e la prima della classe di questa tornata. La Gran Bretagna, causa Brexit, si prende un — 0,3 al ribasso rispetto ad aprile che la portano all’1,7%. La Spagna, invece, che cresce al 3,1% ora deve gestire l’incertezza della crisi catalana. Anche gli Usa di Trump non escono bene: Pil 2017 al 2,2% con un taglio di 0,1 rispetto ad aprile.
Naturalmente bisogna essere prudenti o, come ha detto la Lagarde, citando Kennedy, «quando c’è il sole bisogna riparare il tetto». Allora ecco i richiami di Obstfeld a «non abbandonarsi al compiacimento» perché la ripresa è ancora «incompleta » ed «esposta a rischi». Incompleta perché i salari nel mondo sono ancora bassi e questo frena l’inflazione e perché il 25% dei Paesi, soprattutto esportatori di petrolio e materie prime, manca ancora all’appello della ripresa. L’elenco dei rischi è sterminato: diseguaglianze, fine dei quantitative easing, deregolamentazione trumpiana dei mercati finanziari. Complessivamente l’avvertimento è chiaro: «Passi falsi potrebbero pesare sulla fiducia dei mercati provocando condizioni finanziarie più stringenti e in prezzi degli asset più bassi».

Roberto Petrini

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