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Fmi pessimista: la crescita? Pre-Covid solo dal 2022

Le previsioni del Fondo monetario internazionale sulle prospettive dell’economia europea rimangono fosche. L’Europa — come il resto del mondo — a causa del coronavirus si trova ad affrontare una crisi destinata a durare negli anni. Il Pil europeo, in base all’analisi del Fmi, si contrarrà del 9,3% nel 2020 per poi rimbalzare del 5,7% nel 2021 e di conseguenza i livelli pre-crisi saranno raggiunti solo nel 2022. «Se verrà trovato un vaccino o una cura efficace per il Covid-19 la ripresa potrà essere più rapida, ma se ci fossero nuove ondate di infezione sarebbe vero il contrario», Poul Thomsen, direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario. Per alcuni Paesi, avverte il Fmi, la strada della risalita economica sarà più difficile. In ogni caso, considerate proprio «le condizioni divergenti» dei singoli Stati membri europei «vi sono valide ragioni per un’azione di bilancio congiunta dell’Ue», sottolinea il Fmi, anche sulle politiche fiscali.

A confermare la complessità della situazione arrivano i risultati di un’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 25 maggio e il 17 giugno di quest’anno presso le imprese italiane con almeno 50 dipendenti. Secondo la ricerca i giudizi sulla situazione economica generale nel secondo trimestre del 2020 sono peggiorati rispetto alla precedente indagine condotta in marzo. Le imprese riportano infatti un’ampia flessione della domanda corrente mentre le attese a breve termine sulle vendite sono invece meno pessimistiche, così come quelle sulle proprie condizioni operative. La maggioranza delle imprese indica che il fatturato ha subito una riduzione a causa della pandemia e prefigura che la propria attività torni ai livelli prevalenti prima della crisi sanitaria in poco meno di un anno. Ma c’è anche un 3 per cento delle aziende che ritiene di non poter più tornare a livelli di fatturato pari a quelli precedenti la diffusione della pandemia.

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