Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fmi: pesa il rischio geopolitico

Le elezioni presidenziali francesi di domenica prossima e le possibili ripercussioni per economia e mercati finanziari fanno irruzione nelle riunioni del Fondo monetario e della Banca mondiale. Il rischio di un successo dei candidati anti-euro ha occupato il centro della scena delle discussioni di Washington insieme ai rapporti non facili della comunità internazionale con la nuova amministrazione Trump sul commercio, illustrati dall’annuncio di ieri che Washington ha avviato una procedura che può portare a imporre pesanti dazi all’import di acciaio, dalla Cina ma anche dall’Europa, e dare luogo a ritorsioni.
Alla preoccupazione sul voto francese ha dato voce, a sorpresa, il direttore del Fondo monetario ed ex ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, in un’intervista a una televisione americana. Un buon risultato di Marine Le Pen al primo turno di domenica o un suo successo finale, ha detto la signora Lagarde, potrebbe creare «grave confusione e il rischio di turbolenze». Analoghi timori sono stati espressi in privato da esponenti europei presenti a Washington, fra cui il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, a sua volta alle prese con il voto in Germania di settembre. Gli incontri di Washington serviranno anche a consultazi oni informali per mettere a punto eventuali contromisure a possibili scrolloni di mercato a partire da lunedì, che inevitabilmente coinvolgerebbero tutta l’area dell’euro.
Prima della battuta di Christine Lagarde, la linea ufficiale aveva cercato di abbassare le tensioni sulla Francia. Il capo economista dello stesso Fmi, Maurice Obstfeld, aveva dichiarato che fra le dichiarazioni anti-euro dei candidati e una rottura dell’euro sono richiesti diversi passi che rendono questo esito meno probabile. Il commissario europeo e anch’egli ex ministro francese, Pierre Moscovici, ha azzardato una previsione più esplicita, dicendosi «sicuro che Le Pen non sarà presidente».
In conferenza stampa, il direttore dell’Fmi aveva riconosciuto che l’incertezza politica è uno dei principali rischi per l’economia mondiale che ora «sente aria di primavera», con una crescita in aumento al 3,5% quest’anno dal 3,1% dell’anno scorso. Lo stesso messaggio ha trasmesso ieri sera alla cena dei ministri finanziari e dei governatori del G-20, che hanno analizzato lo scenario economico. La priorità, ha detto la signora Lagarde, è di mantenere la spinta della ripresa, attraverso politica monetaria, politica fiscale e riforme strutturali, ma anche renderla più durevole cercando di rilanciare la produttività, per aumentare il potenziale di crescita di lungo periodo. E qui ha insistito sull’importanza di due elementi, innovazione e commercio internazionale, che sta recuperando ed è il «motore dell’economia mondiale». Un riferimento non causale, date le tentazioni protezionistiche dell’amministrazione Trump. Al Fondo, peraltro, la parola d’ordine è evitare lo scontro con il Governo americano e il suo direttore ha insistito che finora i contatti sono stati eccellenti e di credere nel valore del dialogo, anche per rivedere alcune regole.
Le frizioni fra gli Stati Uniti e i principali partner sono però difficili da ignorare. Un altro tema della nuova amministrazione è la deregolamentazione del settore finanziario, che determinerebbe una retromarcia sulle riforme messe in atto nei dieci anni dallo scoppio della crisi globale. Ieri, il governatore della Banca di Francia, François Villeroy, ha presentato i risultati di un’analisi condotta dalla Banca di Francia sul buon risultato delle riforme delle regole della finanza, che hanno contribuito a rafforzare decisamente il sistema. La vicepresidente della Bundesbank, Claudia Buch, un’esperta di regolamentazione finanziaria, ha sostenuto la stessa linea, ricordando che la valutazione di quanto fatto finora non significa una marcia indietro. La signora Buch ha anche ribadito uno dei punti centrali della presidenza tedesca del G-20, e cioè l’importanza di mercati aperti.
La ricetta della comunità internazionale per combattere i populismi è invece quella di rendere più «inclus iva» la crescita in modo che ne beneficino anche quelli finora esclusi, come ha sottolineato la signora Lagarde.
Inevitabilmente, anche stavolta sullo sfondo c’è il caso Grecia. Nonostante indicazioni da Atene che un accordo sarebbe imminente e comprenderebbe l’Fmi, Lagarde non si è sbilanciata, rilevando che ai progressi sulle riforme deve seguire una discussione sulla ristrutturazione del debito, basata su obiettivi di bilancio «ragionevoli». La questione continua dividere il Fondo e le autorità europee.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa