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Fmi: “Ossigeno all’economia la Bce può abbassare i tassi”

Troppa austerità fa male? Di certo ora «bisogna dare ossigeno all’economia», esorta Christine Lagarde, numero uno del Fmi. La signora ha anche un suggerimento pratico per Eurolandia attanagliata dalla recessione. La Bce — questo il succo — ha “spazio di manovra” per muovere la leva dei tassi. L’appello di Lagarde arriva nel giorno in cui Moody’s conferma la tripla A alla Germania, con outlook negativo e il Parlamento tedesco vota gli aiuti a Cipro. Il ministro Schaeuble avverte: se ci fosse un’insolvenza di Nicosia, «anche Spagna e Italia sarebbero a rischio». Dai microfoni del Fmi, il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim promette di mettere fine all’estrema povertà di ampie fette del pianeta entro il 2030. Da ieri sera, cenaconsulto dei ministri e dei governatori del G20 per trovare uno sbocco alla crisi e dire no alla “guerra delle valute”.
E dunque, dopo aver professato la ricetta del rigore a tutti i costi, nella stanza dei bottoni dell’economia mondiale si comincia a ragionare sui possibili guasti della troppa austerity. Lagarde, non da oggi per la verità, s’interroga sui contraccolpi della “policy” fin qui seguita, specie adesso che si profila un mondo dove la ripresa è a
tre velocità (Usa, Eurolandia e paesi emergenti) e dove appare chiaro che i successi compiuti per arginare la crisi del sistema finanziario «non si stanno traducendo nell’economia reale». Perciò, senz’altro il consolidamento dei conti va fatto. Sicuro servono le
riforme strutturale. «Ma il punto è come si procede, a che velocità. Non dovrebbe essere una corsa obbligatoriamente veloce». Specie se si punta a una crescita «sostenibile, solida, bilanciata e inclusiva».
Il ritmo del risanamento: ecco la questione-chiave su cui si confrontano la autorità monetarie dei 20 paesi più importanti del mondo, riunite nelle sale del Fmi. Un “G zero obsoleto”, secondo la definizione dell’economista, Nouriel Roubini, pure a Washington. In sintesi: se l’aggiustamento è troppo serrato, rischia di fare più male che bene al malato di turno. In Italia, per esempio, nonostante la cura Monti, la recessione continua e per quest’anno, proprio secondo il Fmi, il Pil è previsto a meno 1,5%. In Spagna, addirittura a meno 1,6. Lagarde risponde solo sul caso spagnolo con queste parole: oggi come oggi, «non esiste una ragione oggettiva per realizzare una riduzione troppo drastica del deficit». Di qui, l’appello alla Bce sui tassi, reso urgente dopo gli allentamenti monetari decisi dalla Fed Usa e dalla Banca del Giappone, graditi alla signora e giudicati “comprensibili” dal commissario Ue Rehn. Naturalmente spetta all’Eurotower decidere “se e quando” tagliare. Però il si di Lagarde è un segnale, che segue un’analoga, recente apertura del tedesco Schaeuble: forse anche Berlino è preoccupata di quell’outlook negativo di Moody’s, legato oltretutto proprio alla crisi dei partner più deboli della zona euro. Il G20 ne discute. Secondo una prima bozza di comunicato, dirà no a svalutazioni competitive sui cambi. E definirà “deboli e incerte” le prospettive di crescita.
Nell’attesa, Shaeuble evoca il rischio — contagio in caso di insolvenza di Cipro, con rischi per Italia e Spagna. Sui mercati però, al momento, questo spettro sembra non prevalere. Ieri lo spread italiano ha chiuso a quota 303 e quello spagnolo a 343, con Madrid che ha piazzato bonos decennali con tassi ai minimi dal 2010. Diversa è la contestata questione del prelievo forzoso sui conti correnti deciso da Nicosia. Lagarde non ha dubbi: «Cipro non costituisce un precedente». Va detto però che la signora si professa sempre “molto ottimista” sugli sbocchi futuri dell’economia.
Come sempre c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero la parte di mondo che non cresce e vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Kim vorrebbe chiudere questa piaga. Se riuscirà nell’intento, avrà raggiunto “uno dei traguardi storici dell’umanità».

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