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Fmi migliora le stime sull’Italia, ma la bacchetta sulle privatizzazioni

«L’economia italiana sta uscendo lentamente da una dolorosa recessione», scrivono i tecnici del Fmi, al termine della missione annuale sullo stato di salute del Paese. Il risultato dell’esame è un mix di numeri e suggerimenti perché «bisogna approfittare del momento propizio» senza ripensamenti. Occorre anche andare avanti sulle privatizzazioni finora «deludenti ». Nel complesso il Fmi promuove il «buon compromesso» tra risanamento e crescita. C’è un sì alle scelte del governo: «Sosteniamo ampiamente le riforme». Una frase che il ministro Padoan riprende in un tweet: il Fmi condivide la strategia dell’esecutivo su «meno deficit/debito, stimolo crescita, riforme strutturali».

Comunque, grazie al mini euro e al petrolio meno caro e grazie «ai miglioramenti del primo trimestre» salgono le stime di crescita: Pil a 0,7% quest’anno (da 0,5) e a 1,2 il prossimo (da 1,1). Ma non basta per ridurre la disoccupazione e il debito, è l’annotazione. Bene anche il jobs act che «creerà migliori incentivi per assumere e formare i lavoratori»; appropriato il «modesto consolidamento» del rapporto tra deficit e Pil fissato quest’anno al 2,6%. E non ultimo, i rimborsi delle pensioni dopo la sentenza della Consulta «non dovrebbero modificare» gli obiettivi di bilancio quest’anno e il prossimo. Dopo aver incontrato per giorni il Gotha dell’economia e delle banche, il capo missione del Fondo, Petya Koeva Brooks, avverte: «C’è una finestra di opportunità: è il momento di spingere con tutta la forza l’agenda delle riforme».
La ricetta del Fmi si articola lungo tre direttrici: risolvere i problemi di bassa produttività; “riparare” i bilanci bancari; ridurre il debito. In dettaglio: il programma delle privatizzazioni deve tornare ad essere «più ambizioso», come era nella legge di stabilità e come non è nel Def. Replica il consigliere economico del premier, Yoram Gutgeld: le dismissioni «valgono pochi miliardi», e «non risolveranno i problemi del debito». Fondamentale secondo il Fmi è la spending review per ridurre le tasse. Tra le raccomandazioni, una revisione delle spese nelle gare d’appalto, nei trasferimenti alle imprese pubbliche e nella sanità, secondo i suggerimenti cari all’ex responsabile Carlo Cottarelli, pure in Italia. Utile la creazione di una bad bank che abbia il sostegno pubblico e sia compatibile con la Ue. Va resa efficiente la pubblica amministrazione con maggiore mobilità del personale e paghe differenziate a seconda della produttività. Va cambiato in meglio il sistema della giustizia civile.
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