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Fmi: “L’Italia corre più del previsto”

Il Fondo monetario rialza le stime di crescita dell’Italia per il 2017 di ben mezzo punto percentuale: dal +0,8% inserito nel World Economic Outlook di aprile all’1,3% confezionato in questi giorni dagli economisti di Washington durante la loro missione annuale.
Un balzo non esente però da rischi, dice l’Fmi: incertezza politica, alto debito, banche fragili, fine della politica accomodante della Bce. E uno spread – il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi – da tenere sempre d’occhio. Ieri era in calo a 176 punti dai quasi 182 di venerdì, a distanza di sicurezza dalla soglia dei 200 agganciata la scorsa settimana, quando le elezioni anticipate sembravano a un passo. I Btp decennali ai minimi da gennaio (tasso al 2%) ridanno pure fiato ai conti, comprimendo la spesa per interessi. Merito, secondo gli analisti, del flop dei Cinquestelle alle amministrative.
Mai fidarsi troppo. La tempesta è dietro l’angolo, avverte il Fondo monetario. L’invito a proseguire le riforme «ambiziose e complete» è esplicito, ma anche noto: collegare i salari alla produttività tramite la contrattazione decentrata, aggiornare il catasto e reintrodurre l’Imu sulle prime case, ridurre la spesa per le pensioni, comprimere il cuneo fiscale che appesantisce le buste paga, spostare la tassazione sui consumi (alzando l’Iva). E ancora: mettere in atto una strategia «credibile» per smaltire i crediti deteriorati nelle banche e per il debito pubblico, così elevato da «esporre l’Italia a shock» (benché l’iter di aggiustamento «graduale » delle finanze pubbliche sia giudicato «appropriato»).
D’altro canto, se migliorano le previsioni sul Pil di quest’anno, per il prossimo non c’è da stare allegri. L’Fmi punta su una crescita «attorno all’1%» nel triennio 2018-2020: «I rischi di ribasso sono significativi ». L’Ocse fa anche peggio (dati di una settimana fa): conferma +1% nel 2017, ma taglia da +1 a +0,8% la crescita del 2018, collocando l’Italia in fondo alla classifica dei maggiori paesi, a causa di una prevedibile e dolorosa manovra sui conti in autunno. Senza contare l’imponderabile: crisi geopolitiche, terrorismo, frenata del commercio mondiale.
Ieri ad esempio tutte le borse europee hanno chiuso in calo, nonostante i risultati brillanti di Macron alle legislative francesi. Piazza Affari ha perso l’1%. Gli investitori temono più la nuova potenziale bolla tecnologica made in Usa che il populismo anti-europeo, assai ridimensionato nelle urne.
La partita più importante per l’Italia si gioca venerdì all’Ecofin in Lussemburgo. I ministri delle finanze dell’Eurozona dovrebbero confermare nelle Raccomandazioni tutte le aperture fatte dalla Commissione europea al nostro Paese: l’entità dell’aggiustamento finanziario per il 2018 non verrà indicato, ma sarà frutto di negoziato. E terrà conto della doppia esigenza: risanamento e crescita. Ancora flessibilità, dunque. Ma con cautela.
Il tema tuttavia non è stato affrontato ieri a Berlino, dove Padoan e Gentiloni sono intervenuti alla conferenza sull’Africa, per il G20 tedesco. Solo saluti di rito con la cancelliera Merkel, nessun vertice riservato. Tantomeno sui conti italiani. Piuttosto una visita sprint per il ministro dell’Economia e il premier. E una riflessione sui migranti. «Il G20 può rappresentare un forum di discussione molto importante – ha detto Gentiloni – per elaborare strategie comuni e promuovere i principi di una responsabilità comune, di una condivisione anche degli oneri».

Valentina Conte

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