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Fmi le quattro transizioni di Christine

L’economia cresce, ma con essa cresce anche l’incertezza sugli sviluppi futuri. Nulla di nuovo se non fosse che gli economisti del Fondo monetario internazionale hanno individuato questa crescente area di rischio, circoscrivendone i contorni, nei processi di transizione in atto nello scenario globale.

La formula delle 3T sarà la chiave di lettura delle analisi che Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, ed i suoi collaboratori illustreranno nel corso degli incontri primaverili che si svolgeranno questa settimana a Washington, che ospiterà anche la riunione dei ministri economici e dei governatori delle banche centrali del G20. Il Fondo presenterà l’aggiornamento delle sue previsioni economiche, mettendo l’accento non tanto sui rischi al ribasso insiti nelle incertezze su vari fronti – dalla geopolitica al prezzo delle materie prime – ma su quelli delle transizioni.

In crescitaSi tratta solo di termini diversi per descrivere la stessa situazione o di un differente modo di considerare i cambiamenti? L’economia mondiale, ha ripetuto Lagarde proprio nei giorni scorsi, sta comunque crescendo e sui possibili rischi c’è solo un’ allerta e non un allarme. Il preambolo è importante per delimitare l’area di incertezza costituita dall’evoluzione appunto delle transizioni. La prima di queste, la più importante, dice il Fmi, è quella della Cina che ha avviato l’ambizioso piano di riequilibro il suo modello economico – dall’industria ai servizi, dalle esportazioni ai mercati domestici, dagli investimenti ai consumi – e che si muove verso un sistema finanziario più orientato al mercato rispetto al passato. Ebbene, ha più volte rilevato Lagarde, il cambiamento è necessario e positivo ma nel breve periodo determina un rallentamento dell’economia cinese – le previsioni indicano un abbassamento del ritmo di sviluppo per quest’anno e per il prossimo che va dal 6,5% al 6,3% rispetto al 6,9% del 2015 – che, a sua volta, si ripercuote sul commercio internazionale e sulla domanda delle materie prime. Senza contare le ripercussioni sui mercati finanziari. E allora, si chiedono gli economisti di Washington, la transizione della Cina come modificherà lo schema degli investimenti e del commercio mondiale?

La seconda, importante, transizione riguarda il processo di abbassamento del prezzo del petrolio e delle altre commodity . Porterà, come previsto, ad un beneficio o rappresenterà, alla fine, uno svantaggio? Il prezzo del barile e degli altri metalli- osserva il Fmi – è calato circa di due terzi negli ultimi due anni ma l’attesa ripresa dei consumi nei paesi che importano non c’è stata o comunque è stata finora più bassa del previsto.

ProspettiveNello stesso tempo la diminuzione dei prezzi ha pesato sulle prospettive di crescita dei paesi esportatori di materie prime. In particolare sugli emergenti, che al pari della Cina, sono, per Lagarde, in fase di transizione. Sono paesi molto diversi fra loro – c’è la Cina in rallentamento, l’India che continua a rafforzarsi, il Messico che cresce e Brasile e Russia piombati in una recessione più grave del previsto – che il numero uno del Fmi definisce «non troppo ricchi e non troppo poveri» ma che rappresentano il 60% del pil globale e hanno partecipato per l’80% alla crescita globale a partire dal 2008, dando un grosso contributo alla lotta alla povertà.

AppropriatezzaLa terza transizione – Lagarde l’ha chiamata anche sfida – riguarda le politiche monetarie e la loro attuale asimmetria con la Federal riserve che sta rialzando i tassi a seguito del rafforzamento dell’economia Usa mentre altre banche centrali, Bce in testa, si stanno muovendo nella direzione opposta. Entrambe, Bce e Fed però attuano politiche «appropriate» ha detto recentemente Lagarde rinnovando il suo apprezzamento per il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi e sottolineando, come opportuna, la lentezza dei rialzi americani, confermata giovedì dalla stessa presidente della Fed, Janet Yellen. Serve la spinta dei governi a supporto delle banche centrali, ha comunque insistito Lagarde, rivolgendosi ai paesi europei.

C’è poi un’ultima transizione, la quarta, che si muove però al di fuori delle scelte economiche ma che il Fondo sottolinea con grande forza ed è quella delle tensioni geopolitiche, della crisi dei rifugiati, delle epidemie globali: aumenteranno ulteriormente l’incertezza e quanto e come peseranno sull’attività economica? L’Fmi, a Washington insisterà sull’analisi degli interrogativi posti dalle transizioni ma ovviamente non trascurerà l’analisi dei fenomeni già chiari, come la ripresa più debole del previsto dell’Europa e il miglioramento di quella degli Usa. E solleciterà una maggiore cooperazione tra i paesi.

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