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Fmi: la squadra Lagarde all’esame della crescita

Una squadra che, nonostante qualche sbavatura, è risultata vincente difficilmente si può cambiare. Pertanto, dopo il sostegno di Jack Lew, Segretario del Tesoro statunitense, che di lei ha detto che «ha svolto un lavoro eccezionale», Christine Lagarde ha iniziato il suo secondo mandato come direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi). E lo ha fatto mettendo in guardia il G20 sugli squilibri macroeconomici e finanziari esistenti, che possono in fretta trasferirsi all’economia reale.
Non sarà facile il lavoro del team composto, oltre alla Lagarde, da David Lipton, Carla Grasso, Mitsuhiro Furusawa, Min Zhu, Maurice Obstfeld e José Viñals. I sette policymaker, gli ultimi due rispettivamente capo economista e consigliere finanziario, sono il vertice del Fmi, coloro che dovranno sorvegliare l’economia globale. La crescita resterà debole, disomogenea e vulnerabile agli choc . E per contrastare uno scenario macroeconomico ancora avvolto nell’incertezza occorre aver ben chiaro quale siano le priorità, dalla salvaguardia della spinta propulsiva delle economie emergenti alla lotta alla disuguaglianza, passando per la risposta alle spinte deflazionistiche.
Poltrone
Un ruolo speciale lo avranno Lipton e Zhu. Il primo è uno dei veterani del Fmi. Cittadino americano, dopo il PhD ad Harvard e un periodo nel settore degli hedge fund (era uno dei pezzi da novanta di Moore Capital) e nel bancario, a Citi per la precisione, entra nel giro governativo, come consigliere economico della Casa Bianca. Ma nel 2011, la svolta. Lipton viene assunto dal Fondo, con l’obiettivo di monitorare gli squilibri dei mercati emergenti.
Proteggere gli Emergenti e aiutarli a veleggiare nel mare dei tassi prossimi allo zero, è anche una delle priorità di Zhu. Il decisore cinese, dopo il dottorato alla Johns Hopkins, è entrato alla Bank of China, per poi passare alla People’s Bank of China (PBoC), la banca centrale cinese, e alla World Bank. «Un economista meno burocratizzato di quello che si possa immaginare, dato che è cinese», afferma sorridendo uno dei suoi collaboratori. Durante l’ultimo simposio del Fmi sul mercato immobiliare e la stabilità finanziaria in Cina, avvenuto a Shenzhen fra il 18 e il 19 dicembre scorsi, Zhu ha ricordato che le sfide sono tante, dopo anni di boom del settore creditizio e bancario. «La Cina deve essere integrata al meglio nel sistema finanziario globale e noi l’aiuteremo», ha detto Zhu, conscio che non sarà un processo né veloce né senza difficoltà.
Pensieri
Tuttavia, non c’è solo la Cina a far impensierire i policymaker del Fmi. Cruciale sarà la valutazione dell’impatto dell’exit strategy della Fed sull’economia globale. Più volte gli economisti del Fondo hanno raccomandato al presidente Janet Yellen di riportare gradualmente la politica monetaria a un livello meno convenzionale di quello visto dal 2008 a oggi.
A sorvegliare su questo fronte saranno i due specialisti del gruppo, Obstfeld e Viñals. Il primo è il nome nuovo, il successore di Olivier Blanchard nella carica di capo economista. Nato a New York nel 1952, Obstfeld ha prima studiato alla Pennsylvania University, dove si è laureato, poi al King’s College di Cambridge, dove si è specializzato, e infine ha difeso la sua dissertazione di dottorato ad Harvard nel 1979. Non avendo, come invece aveva Lipton, velleità nel sistema privato, Obstfeld è subito entrato nel mondo accademico, fino a diventare uno degli economisti di punta di Berkeley. Di lui i colleghi al Fondo dicono che abbia una visione «mai dogmatica e improntata alla concretezza».
La storia di Viñals, cioè l’uomo che monitora gli squilibri finanziari globali per il Fmi, è diversa. Laurea in economia a Valencia, specializzazione alla London School of Economics e dottorato ad Harvard, l’economista madrileno nato il 20 giugno del 1954 è uno specialista dei mercati finanziari. Forte della sua esperienza al Banco de España (dal 2006 al 2009), ha portato una ventata di pragmatismo. Viñals fu infatti uno dei primi banchieri centrali a suggerire all’allora premier iberico José Luis Rodríguez Zapatero che occorreva stabilizzare il sistema spagnolo, appesantito da un mercato immobiliare in piena bolla. Solo dopo la sua partenza, Zapatero decise di lanciare il Fondo de reestructuración ordenada bancaria (Frob), il primo programma di salvataggio delle banche spagnole.
Oltre ai mercati, però, c’è di più. Uno degli obiettivi a lungo termine della squadra della Lagarde è quello di risolvere il problema della diseguaglianza: «Bisogna affrontarlo una volta per tutte, perché è la collettività a beneficiare della sua riduzione».
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