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Fmi: la ripresa è più robusta ma resta troppo diseguale

La ripresa globale sarà più robusta, ma anche «pericolosamente» diseguale, sbilanciata su Stati Uniti e Cina. Il Fondo monetario internazionale prova a indicare una luce in fondo al tunnel della pandemia e alza le stime di crescita per il 2021, nel World Economic Outlook rilasciato ieri. L’Fmi ribadisce la necessità di accelerare l’immunizzazione su scala globale, perché la priorità resta sconfiggere il Covid. E boccia il nazionalismo dei vaccini.

Il crollo del 2020 è meno profondo di quanto temuto: secondo le nuove stime, il Pil mondiale è sceso del 3,3% lo scorso anno, contro il -4,4% calcolato a ottobre. Nel 2021, la crescita accelererà al 6%, contro il 5,5% calcolato a gennaio. Anche per il 2022, si prevede un passo più sostenuto, con un aumento del 4,4%.

L’accelerazione è trainata soprattutto dagli Stati Uniti, che quest’anno cresceranno del 6,4%, con un balzo rispetto al 5,1% stimato a gennaio. Saranno «l’unica grande economia a superare il livello di Pil previsto per il 2022», se non ci fosse stata la pandemia, afferma la capoeconomista dell’Fmi, Gita Gopinath. Nel 2020, il Paese ha subito un durissimo colpo, con il più alto numero di infezioni e vittime di Covid-19. La campagna di vaccinazione procede però a buon ritmo e l’economia è spinta dalle generose misure di sostegno. Un surriscaldamento sarebbe addirittura un rischio, perché potrebbe spingere i tassi e innescare un deflusso di capitali dai mercati emergenti.

Per l’Eurozona, la ripresa si conferma più lenta: nel 2021, il Pil crescerà del 4,4% (in linea con il 4,2% stimato a gennaio). La campagna di vaccinazioni inciampa e i contagi aumentano. Il Recovery Fund dell’Unione Europea non sarà operativo prima della seconda metà dell’anno e ora deve anche superare lo scrutinio della Corte costituzionale tedesca. In conferenza stampa, Gopinath ha affermato che l’Eurozona tornerà «ai livelli pre-covid nel 2022, ma con andamenti differenti» tra i vari Paesi.

La Cina, che ha chiuso in crescita anche il 2020, accelererà quest’anno all’8,4%, ben oltre il target di riferimento indicato da Pechino (sopra il 6%). La ripresa è stata però costruita amplificando le vulnerabilità finanziarie.

La gran parte delle economie emergenti dovrà invece aspettare anni per recuperare quanto perso a causa del Covid-19. Rispetto alle previsioni pre-pandemia, «il calo medio annuo, in termini di Pil pro-capite nel 2020-24, sarà del 5,7% per i Paesi a basso reddito e del 4,7% negli emergenti, mentre nelle economie avanzate la perdita sarà inferiore al 2,3%», afferma l’Fmi. Se si esclude la Cina, tra il 2020 e il 2022, «i Paesi emergenti e in via di sviluppo hanno cumulativamente perso il 20% del Pil pro-capite, rispetto alle previsioni pre-Covid, contro l’11% delle economie avanzate».

Nel 2024, la produzione mondiale sarà ancora inferiore del 3% rispetto a quanto previsto prima della pandemia. Un impatto comunque più contenuto di quello innescato dalla crisi finanziaria globale, soprattutto per le economie avanzate. Per loro, l’Fmi prevede un gap di circa l’1%, rispetto al percorso di crescita pre-crisi nel medio termine. Per gli emergenti, esclusa la Cina, il Pil nel medio termine dovrebbe essere di quasi l’8% inferiore al livello che l’Fmi si aspettava prima del Covid.

Anche l’accesso ai vaccini «è profondamente iniquo»: la maggior parte delle nazioni a basso reddito dovrà aspettare fino alla fine del 2022 per vedere campagne di immunizzazione di massa. Mentre i limiti all’export «lasciano tutti i Paesi in condizioni peggiori».

Tra i rischi per la ripresa globale, l’Fmi segnala le «imprese zombie», aziende che sarebbero probabilmente fallite anche se non fosse arrivata la pandemia, ma che hanno evitato la bancarotta, grazie alle moratorie sui debiti. Ora i Governi sono alle prese con una scelta «poco invidiabile, tra accettare un maggior numero di fallimenti nel breve termine oppure sostenere imprese improduttive», a scapito di crescita strutturale e solidità del sistema finanziario.

Le stime per l’Italia, già diffuse la settimana scorsa, vedono il Pil in crescita del 4,2% nel 2021, dal 3% stimato a gennaio.

La capoeconomista del Fondo ha ribadito il pieno sostegno dell’Fmi per una minimum tax globale sulle imprese, definendo l’elusione fiscale, e l’erosione delle basi imponibili nazionali, una «grande preoccupazione». L’ipotesi di un accordo, tra i Paesi del G20, è stata rilanciata due giorni fa dal segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen.

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