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Fmi: la crescita mondiale accelera Per l’Italia Pil in aumento di oltre il 4%

Tocca a Stati Uniti e Cina trainare l’economia globale fuori dalle secche della pandemia: è soprattutto grazie a loro se nel 2021 la crescita del Pil mondiale sarà più robusta, come prevede l’Fmi. Ieri, la direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, ha anticipato i contenuti del World Economic Outlook, che sarà pubblicato la prossima settimana. Ne esce un quadro più positivo, malgrado pesanti incognite.

Il rischio principale resta il rallentamento delle campagne nazionali di vaccinazione, ma a questo ora si affianca l’eventualità che uno strappo della crescita statunitense inneschi un destabilizzante rialzo dei tassi, che colpirebbe in primo luogo i Paesi emergenti.

Quello che vale per la congiuntura globale, vale anche, e a maggior ragione, per l’Italia. L’Fmi ha terminato la missione periodica nel Paese e ieri ha diffuso le conclusioni preliminari del suo rapporto: «Se la campagna di vaccinazione sarà a buon punto entro l’estate», il Pil italiano potrebbe salire «del 4,25% nel 2021, con un inizio debole, seguito da un’accelerazione nell’ultima parte dell’anno». A gennaio, l’Fmi aveva previsto una crescita del 3%, dopo il crollo di quasi il 9% nel 2020. La stime della Commissione europea e della Banca d’Italia sono sotto al 4%. Il Governo Conte aveva previsto una crescita del 6%, che potrebbe però essere presto rivisto al ribasso dall’Esecutivo di Mario Draghi.

Secondo il Fondo, la risposta alla pandemia «è stata generalmente efficace nell’attenuare l’impatto della crisi». I tempi e la forza della ripresa restano però molto incerti: la morsa del debito e la carenza di capitali potrebbero spingere molte aziende a ridimensionamenti o addirittura a chiudere, causando licenziamenti e disoccupazione. Per lenire «le cicatrici nel mercato del lavoro» e per costruire «un’economia più verde, intelligente ed equa», saranno necessarie misure di sostegno anche dopo la fine della pandemia. Poi, man mano che l’emergenza recede e la ripresa si consolida, gli aiuti eccezionali andranno gradualmente ridotti. La spesa per uscire dallo shock della pandemia dovrebbe essere «accompagnata da un piano credibile per assicurare una significativa – anche se graduale – riduzione del debito». Servono quindi, come più volte ricordato dal Fondo, riforme per aumentare il potenziale di crescita e per rafforzare l’efficienza della spesa pubblica e del sistema fiscale.

Molto dipenderà, per l’Italia, dall’utilizzo dei fondi europei e dal traino della congiuntura globale. Su questo secondo versante, l’Fmi prepara buone notizie. A gennaio, il Fondo aveva previsto una crescita del Pil mondiale del 5,5% nel 2021 e del 4,2% nel 2022. Entrambe le stime saranno alzate. «Ci aspettiamo – ha affermato Georgieva – una accelerazione», grazie alle campagne di vaccinazione e grazie alle ulteriori misure di sostegno introdotte dai governi, a cominciare dai 1.900 miliardi di dollari del piano appena varato negli Stati Uniti. Il pacchetto, insieme alla campagna di immunizzazione, potrebbe spingere il Pil Usa di oltre tre punti percentuali, portando la crescita al 6,5%, secondo l’Ocse. Il piano voluto dal presidente Joe Biden si somma a quelli già varati dal suo predecessore e, nelle intenzioni della Casa Bianca, sarà seguito da altri due programmi di spesa per circa 4mila miliardi in dieci anni.

Governi e banche centrali hanno finora adottato misure eccezionali per 16mila miliardi di dollari, senza le quali, «la contrazione globale dello scorso anno sarebbe stata almeno tre volte peggiore», sottolinea Georgieva.

La ripresa della prima economia del mondo può fare da traino «a molti Paesi», ma nasconde a sua volta insidie, avvisa l’Fmi. Una accelerazione marcata «potrebbe causare un rapido aumento dei tassi di interesse» e una stretta del credito, con il rischio di innescare «deflussi di capitali dalle economie emergenti e in via di sviluppo». L’ombra di una crisi del debito.

Peraltro, nel report sull’Italia, i tecnici del Fondo sottolineano che «un balzo dei tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti potrebbe far alzare i tassi reali europei e italiani più rapidamente di quanto giustificato dalla bassa inflazione sottostante e dal persistente eccesso di capacità».

Accanto agli Usa, l’altro motore della crescita globale è la Cina, l’unica grande economia che è riuscita e evitare la contrazione nel 2020. Per l’anno in corso, le autorità di Pechino prevedono un aumento del Pil sopra al 6%. Un target prudente: l’Ocse a marzo stimava il 7,8%. Le due superpotenze guidano «il piccolo gruppo di Paesi che saranno ben al di sopra dei loro livelli di Pil pre-crisi entro la fine del 2021», afferma Georgieva. «Quello che vediamo – dice – è una ripresa a velocità multipla, sempre più alimentata da due motori: Stati Uniti e Cina». Con l’Eurozona, che nel 2021 e 2022 crescerà meno del 4%, condannata a inseguire.

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