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Fmi: la Bce decida nuove misure per la crescita

Appello del Papa al Gotha dell’economia mondiale riunito a Davos: bisogna redistribuire la ricchezza, creare più lavoro e aiutare i poveri. «Crescita in equità», ecco il succo del suo messaggio. Le parole di Francesco, una novità assoluta, rimbalzano in Svizzera dove da ieri sera manager e banchieri sviscerano i destini del mondo. A loro, il Papa dice anche che i morti per fame sono «intollerabili», e che non si può restare indifferenti di fronti ai «numerosi profughi che vanno incontro alla morte con viaggi disumani».Il summit inizia come sempredai numeri. Gli ultimi, freschissimi, arrivano dall’Fmi e disegnano un universo disuguale, oltre che fragile e gravido di pericoli. Le stime, infatti, dicono che la ripresa globale c’è, che acquista forza ovunque ma non in Europa e non nel sud dell’Europa che anzi rischia la deflazione: un «orco», secondo la definizione del numero uno del Fmi, Christine Lagarde, attesa al forum nelle prossime ore. Secondo l’analisi del Fondo,occorre che la Bce consideri «misure aggiuntive» per sostenere la crescita Ue.
In questo contesto l’Italia è fragile. Le proiezioni inchiodano l’economia nazionale ad uno striminzito più 0,6% quest’anno e più 1,1 il prossimo, in lieve ribasso nel primo caso, con un minirialzo nel secondo, ma sempre aldi sotto delle previsioni del governo. In Italia, oltretutto, secondo uno studio della Ue, nel 2012 il 29,9% della popolazione era a rischio povertà ed esclusione sociale. Situazione critica anche per gli occupati: il 12% fatica a vivere con il proprio stipendio.
Per l’Europa e a maggior ragione per l’Italia il pericolo maggioredi oggi è appunto quell’orco che tanto spaventa la signora Lagarde. Olivier Blanchard, il capo dei suoi economisti lo dice espressamente: «C’è il rischio che la bassa inflazione si trasformi in deflazione, assai pericolosa per la ripresa ». Per evitarla, «è essenziale che la politica monetaria della Bce resti accomodante e che i bilancidelle banche siano rafforzati». Allo stesso modo la Federal Reserve Usa dovrà essere «molto cauta» nella exit strategy dalla politica ultra- espansiva degli ultimi tempi.
Il mondo disegnato dal Fmi vede l’economia globale in crescita del 3,7% quest’anno e del 3,9 il prossimo, con gli Usa in buona salute (rispettivamente 2,8 e 3%),il Giappone in ripresa (1,7% e 1), le economie emergenti che comunque si sviluppano al ritmo del 5,1% e 5,4%, la Russia che frena (2% e 2,5%) e l’Europa ferma a quota 1% e 1,4%. Il vecchio Continente arranca. Traina la Germania, ovviamente (1,6% e 1,4%), seguita dalla Francia (0,9% e 1,5%). Ma le nazioni del sud Europa, quelle che più hanno sofferto la crisi, a fatica riescono a portare a casa un segno più. C’è l’Italia, con il suo 0,6% di Pil, ma c’è anche la Spagna, allo stesso livello quest’anno, un po’ meno forte nel 2015 (0,8). «Questi paesi continuano ad essere la parte dell’economia mondiale più preoccupante », chiosa Blanchard. Ecco perché la Bce dovrebbe «tenersi pronta» ad intervenire qualora i prossimi dati sull’inflazione risultassero più bassi delle attese. Di qui l’appello a fare «tutto quello che può» per sostenere la domanda ed evitare la deflazione. Le probabilità che l’orco arrivi sono oggi «al 10-20%». L’anno passato in Italia, secondo calcoli dell’Istat, la decelerazione dell’inflazione è stata più marcata per le famiglie con minore livello di spesa. A Davos tuttavia i manager italiani, secondo un sondaggio Pwc, si dicono più ottimisti sulle prospettive di crescita ma anche molto preoccupati per l’aumento del carico fiscale e per l’instabilità politica.
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