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Il Fmi: Italia, bene le riforme. Ripresa modesta

Il Fondo monetario rivede leggermente al rialzo le stime per la crescita dell’economia italiana ed approva le riforme del governo Renzi, definite «impressionanti», ma suggerisce un percorso di risanamento dei conti pubblici più ambizioso. Il rilassamento della politica di bilancio nel 2016 e nel 2017 comporta il rischio «di una futura restrizione fiscale prociclica», cioè una manovra correttiva in un momento poco opportuno. Per questo, la missione del Fondo che ha chiuso ieri il rapporto sull’Italia «raccomanda un aggiustamento uniformemente scaglionato nel triennio 2017-2019».

In tal modo l’Italia arriverebbe nel 2019 ad un avanzo strutturale di bilancio di mezzo punto di Pil, che metterebbe al riparo lei, ed il suo debito, che «difficilmente scenderà quest’anno», da eventuali choc esterni. La crescita dell’economia migliora, ed il Fondo ha rialzato dall’1 all’1,1% le stime per il 2016 rispetto ad aprile, ma resta lenta e di questo passo si tornerebbe ai livelli di produzione pre-crisi solo dopo il 2020. La disoccupazione resta alta, la produttività e gli investimenti sono bassi, e l’inflazione bassa rende più difficile la riduzione del debito. Poi ci sono i rischi, dalla Brexit, all’immigrazione, alla volatilità dei mercati, al commercio mondiale che non riparte. «Nell’ambito di un’unione economica e monetaria incompleta l’Italia rimarrebbe esposta ai rischi» dicono gli ispettori del Fondo, guidati da Rishi Goyal, e dovrebbe guadagnare un certo margine di sicurezza.

«Una restrizione strutturale che avvenga in tempi più rapidi rispetto al previsto contribuirebbe a ridurre l’eccesso di debito più velocemente, aumentando la capacità dell’Italia di reagire agli choc» si legge nel rapporto, che offre alcune ricette, come l’introduzione di una tassa «moderna» sugli immobili, la razionalizzazione della spesa sociale e tagli alle agevolazioni fiscali, ammettendo che si tratta di «scelte politiche difficili», ed esclude altre proposte, come la revisione del sistema previdenziale che «è importante non compromettere».

Le riforme strutturali dovranno proseguire, facendo passi più decisi sulla concorrenza, la riforma della pubblica amministrazione e la contrattazione collettiva. Il ruolo delle banche sarà cruciale. Apprezzate le misure varate dal governo, il Fondo sollecita un ulteriore miglioramento delle procedure concorsuali, con un ricorso a «meccanismi stragiudiziali di ristrutturazione del debito» e della vigilanza bancaria che dovrebbe incoraggiare il consolidamento del sistema, e monitorare l’attivo delle banche non soggette alla valutazione Bce.

Sul fronte greco, intanto, il Fondo cerca di forzare la mano all’Eurogruppo che si riunisce oggi per decidere i nuovi aiuti. Il Fmi, giocando d’anticipo, ha condizionato la sua partecipazione ad un alleggerimento del debito greco, ipotesi sulla quale i paesi europei si sono mostrati fin qui molto freddi .

Mario Sensini

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