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Fmi in pressing sul debito di Atene

Tra i creditori della Grecia è scoppiata ancora la rissa sul debito. L’Europa non si è ancora impegnata sul fronte di un alleggerimento, ma l’Fmi è tornato a ribadire che su quella ristrutturazione ha chiesto un «impegno concreto». «Siamo stati chiari in questo mese su ciò che crediamo sia necessario per avere un efficace programma di aiuti per Atene», ha spiegato ieri il portavoce dell’istituto di Washington, Gerry Rice, ricordando che il Fondo «ha descritto varie opzioni, sta ai partner europei decidere». Rice ha aggiunto che «l’alleggerimento del debito greco deve essere una parte notevole» del programma. «È sul tavolo per essere preso in considerazione», ha continuato, ribadendo la posizione dell’Fmi: il cosiddetto debt relief «sarà necessario». E ha concluso sottolineando che Atene non ha finora chiesto un terzo bailout al Fondo.
Un brutto colpo per gli europei visto che la Commissione invece scommette su un accordo con la Grecia entro la seconda metà agosto, ma senza parlare di ristrutturazione. Lo ha indicato il responsabile degli Affari economici, Pierre Moscovici. Si tratta di una data obbligata: il 20 agosto il Tesoro ellenico deve rimborsare alla Bce oltre 3 miliardi di euro. Ad Atene la nuova portavoce del governo ha detto che Tsipras spera di concludere entro il 20 agosto.
Intanto il Parlamento ellenico ha approvato nella notte tra mercoledì e giovedì il disegno di legge riguardante la seconda serie di cosiddette «azioni prioritarie», richieste dai creditori della Grecia, tra cui le modifiche al codice di procedura civile (giustizia più veloce per favorire gli investimenti esteri) e l’adozione della direttiva Ue sul risanamento e sulla risoluzione delle crisi degli istituti di credito che introduce il bail-in, cioè le potenziali perdite per i creditori privati (anche titolari di depositi, ma sopra i 100mila euro) prima di ricorrere all’aiuto di Stato. Un passo avanti mentre i creditori hanno iniziato ancora a litigare sulla ristrutturazione del debito.
Il secondo provvedimento di austerità è stato approvato a larga maggioranza, con 230 voti a favore, 63 voti contrari, 5 astenuti e 2 assenti, grazie al voto delle opposizioni di Neo Dimokratia guidata da Meimarakis, i socialisti del Pasok e i liberali di To Potami.
I ribelli di Syriza si sono ridotti a 36 e l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha votato a favore dopo aver votato no in precedenza. Al voto di mercoledì scorso il premier greco aveva ottenuto 123 voti sui 162 della sua maggioranza grazie alla tenuta del partito dei Greci indipendenti che hanno votato tutti e 13 compatti, mentre nei ranghi di Syriza 39 deputati si erano defilati.
«Le forze conservatrici hanno avuto una vittoria di Pirro di fronte al popolo greco, ma hanno perso la sensazione di governare l’Europa», ha detto Tsipras in Parlamento.
«L’accordo che domani iniziamo a negoziare contiene l’impegno a ristrutturare il debito e copre i nostri bisogni per i prossimi tre anni con un finanziamento di 82-86 miliardi euro, la proposta Juncker era di cinque mesi per 7 miliardi», si è difeso il premier. All’appello però mancano ancora la revisione delle baby-pensioni e le modifiche alla tassazione agevolata degli agricoltori (eliminazione delle esenzioni sui carburanti, Iva speciale e restrizione sui requisiti per essere definito coltivatore diretto con l’accesso ai fondi europei) che verranno approvati in seguito a causa di alcune contrarietà di alcuni deputati di Nea Dimokratia, partito d’opposizione ma i cui voti sono necessari.
Entro metà agosto dovrebbe arrivare la seconda tranche da 5 miliardi di euro del prestito-ponte dopo il via libera alla prima rata da 7,3 miliardi. E ieri è tornata la troika ad Atene dopo mesi di assenza con una novità nella squadra: l’Fmi ha cambiato il suo rappresentante; Rishi Goyal sarà sostituito dall’economista Delia Velculescu che farà capo a Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo.

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