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Fmi: il basso capitale delle banche sta bloccando il credito in Italia

Banche deboli, con «basso livello di capitale», e imprese troppo indebitate: sono queste le ragioni della vulnerabilità del sistema creditizio italiano, e del credit crunch che dall’inizio della crisi stritola famiglie e imprese. Il Fondo Monetario Internazionale dà un giudizio severo sulle nostre banche nel “Global Financial Stability Report”, confermando le valutazioni emerse qualche giorno fa nel Rapporto Annuale sull’Italia. Il fattore credito è fondamentale per la ripresa, ricorda l’Fmi: «Studi recenti dimostrano che le riprese senza credito sono di solito più lente di quelle caratterizzate da una sua robusta crescita », si legge nel rapporto. Per cui «mercati del credito che funzionano contribuiscono alla crescita e alla stabilità macroeconomica ». Le difficoltà del nostro sistema creditizio si riflettono anche nella quota dei bond di banche italiane in mano estera, inchiodata al 10% praticamente dal 2004, con una parentesi positiva nel 2007, quando era arrivata al 20%, per poi dimezzarsi lentamente, mentre la quota di bond delle banche francesi in mano ad investitori esteri è rimasta sostanzialmente invariata al 40%, e l’analoga quota tedesca nel terzo trimestre del 2012 èsalita sopra il 50%. D’altra parte il Fondo riconosce l’impegno dei vari governi per incoraggiare il credito verso le famiglie e le imprese. Vengono citati come provvedimenti importanti la moratoria temporanea sui mutui e sui prestiti (che però, ipotizza l’Fmi, potrebbeavere avuto effetti distorsivi). Giudizio positivo anche sulla legge sui fallimenti, che accelera le ristrutturazioni, e sulle garanzie statali offerte sui prestiti a famiglie e imprese. Bene anche i Tremonti-bond del 2009, messi a disposizione delle banche che avevano bisogno di ricapitalizzarsi per colmare un deficit patrimoniale. Inoltre, ricorda ancora il Fondo, l’Italia ha «beneficiato delle politiche della Bce a sostegno della fornitura di credito ». Effetti positivi potrebbero arrivare anche dall’introduzione «di incentivi fiscali per l’emissione di mini-bond per le imprese non quotate». Anche perché lepiccole e medie imprese sono le vittime principali della stretta creditizia, ricorda l’Fmi.
Del resto qualche spiraglio di allentamento del credit crunch ultimamente c’è stato: «Nel 2013 (e in contrasto con l’andamento dei prestiti alle imprese), si è allentata la stretta sulla concessione di mutui immobiliari in alcuni Paesi, più marcatamente in Francia, Italia e Portogallo». Ma la situazione generale rimane critica: il rapporto cita uno studio secondo il quale i costi di raccolta delle banche con un basso livello di patrimonio sono più sensibili alle oscillazioni degli spread sui titoli di Stato. Occorrono nuove misure strutturali, in particolare l’Fmi ne promuove una molto cara all’Associazione Bancaria Italiana: «Servono misure che incoraggino le banche a rafforzare il loro capitale. In particolare, ulteriori accantonamenti e svalutazioni potrebbero essere incoraggiati aumentando la deducibilità fiscale delle perdite sui prestiti, e accelerando il processo giudiziale per la ristrutturazione dei debiti delle imprese e delle famiglie».
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