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Fmi: «Dalla paralisi Usa rischi globali»

La paralisi decisionale sul bilancio negli Stati Uniti rischia di trasformare la ripresa americana in una recessione, causare turbolenze sui mercati finanziari e avere pesanti conseguenze sul resto dell’economia mondiale, secondo il capo economista del Fondo monetario, Olivier Blanchard. L’Fmi ritiene che un prolungato stallo sulla politica fiscale negli Usa sia un evento «a bassa probabilità», ma con ripercussioni potenzialmente molto gravi.
Nel suo World Economic Outlook, in apertura della consueta settimana di incontri a Washington fra ministri finanziari e banchieri centrali (giovedì e venerdì si riunisce il G-20), il Fondo ha rivisto al ribasso di qualche frazione di punto le sue previsioni sulle crescita mondiale, al 2,9% quest’anno e al 3,6% il prossimo, a causa di un marginale ritocco sugli Usa e uno più consistente nei Paesi emergenti, dove l’espansione ha frenato in parte per la stabilizzazione delle materie prime, dopo un lungo boom, in parte per il peggioramento delle condizioni finanziarie internazionali. L’Eurozona resterà in recessione nel 2013 e rivedrà la crescita, all’1%, nel 2014. Invariate le stime sull’Italia, con una contrazione dell’1,8% e una crescita dello 0,7% rispettivamente.
Per quanto riguarda il nostro Paese, analizzato il mese scorso in un rapporto ad hoc, l’Fmi vede una stabilizzazione della disoccupazione attorno al 12,5%, in un contesto europeo in cui la percentuale dei senza lavoro resta «troppo alta», e un deficit pubblico al 3,2% del Pil nel 2013, al 2,1% nel 2014 e allo 0,2% nel 2018. La parte strutturale del disavanzo (escluse le una tantum) è però già in pareggio, un risultato eguagliato fra i maggiori Paesi solo dalla Germania. Il debito pubblico toccherà un picco del 133% l’anno prossimo per poi cominciare a calare. Con i numeri del bilancio italiano si cimenterà dalla prossima settimana Carlo Cottarelli, che si è appena dimesso dall’incarico di direttore del dipartimento fiscale dell’Fmi per assumere la responsabilità di identificare i tagli di spesa pubblica.
La situazione fiscale degli Stati Uniti è causa di sufficiente preoccupazione per il Fondo da indurre Blanchard a fare una premessa al suo abituale giro d’orizzonte sull’economia mondiale. I tagli orizzontali già in atto alla spesa pubblica portano a un aggiustamento dei conti «troppo grande e troppo arbitrario», secondo Blanchard. Il recente stop ai servizi pubblici (shutdown) è «un altro cattivo risultato, ma se non durerà a lungo, avrà conseguenze macroeconomiche limitate». L’incapacità di trovare un accordo fra democratici e repubblicani per alzare il tetto al debito pubblico, che bloccherebbe di fatto i pagamenti del Governo Usa, se prolungato porterebbe a un aggiustamento estremo dei conti e farebbe deragliare la ripresa. Il mancato rimborso di debito pubblico porterebbe a gravi turbolenze di mercato, dall’evoluzione imprevedibile. Non si tratta tuttavia dello scenario di base dell’Fmi: se non succederanno «incidenti», la ripresa americana dovrebbe rafforzarsi, ha detto Blanchard.
L’uscita dalla recessione nell’Eurozona il prossimo anno è in parte dovuta alla progressiva riduzione dell’austerità fiscale, secondo l’aiutante di Blanchard, Joerg Decressin, il quale ritiene tuttavia che non sia il caso di allentare ulteriormente gli obiettivi di aggiustamento dei conti, a meno che la crescita non risulti molto inferiore al previsto. Il Fondo riconosce che i Paesi della periferia, dove pesano le condizioni problematiche del credito, restano in difficoltà: i progressi sulla competitività e sull’export non sono sufficienti a compensare la domanda interna depressa. Secondo Blanchard, la prossima revisione dei bilanci bancari da parte della Banca centrale europea sarà importante per ridurre l’incertezza sullo stato di salute degli istituti di credito. L’Fmi chiede che l’Eurozona realizzi una «forte unione bancaria» per ridurre la frammentazione del mercato del credito, uno dei maggiori ostacoli alla ripresa, e ritiene anche che la Bce debba considerare un addizionale sostegno monetario alla crescita, attraverso tassi d’interesse più bassi, indicazioni sui tassi futuri (compreso il rifinanziamento della banche attraverso un altro Ltro, come indicato dal presidente Mario Draghi, ma stavolta a tasso fisso), tassi negativi sui depositi o altre misure non convenzionali.

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