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Fmi: crescita negativa e tassi alti così l’Italia rischia un debito al 140% e Monti si prepara a rivedere i conti

Sette scenari, quattro da incubo, due accettabili, uno da miracolo. Aggravati dalla recessione che avanza e che mette a rischio deficit e pareggio di bilancio: le stime ufficiali sono ferme ancora ad un Pil in calo dell’1,2 per cento quest’anno ma di fronte a Via Nazionale che prevede «meno 2» il ministro del Tesoro Grilli è sembrato pronto ad una revisione: «Non abbiamo ancora fatto le nostre stime ma rispetto quelle di Bankitalia».
Il documento elaborato dai tecnici dell’Fmi in missione in Italia, in base «Article IV», e consegnato nei giorni scorsi al governo, vede piuttosto «nero». E i rischi di un mix terribile tra bassa crescita e alti tassi d’interesse, il combinato disposto tra Pil e spread, non sono esclusi. Ieri, in sintonia con questa prospettiva, il Wall Street Journal, è andato giù duro: «L’Italia può evitare il salvataggio?», si è chiesto il giornale finanziario Usa.
L’ARMAGEDDON NON È ESCLUSO
L’Armageddon non è escluso: il contagio tra le turbolenze dell’area euro e una frenata nelle riforme strutturali, condurrebbe ad una salita dello spread di 100 punti base dal 2013 al 2017 e rallenterebbe la crescita del Pil di un punto rispetto alle proiezioni attuali (dunque, nella migliore delle ipotesi, intorno allo zero, o sotto, nei prossimi 5 anni). Il risultato sarebbe catastrofico: il rapporto tra debito e Pil schizzerebbe al 140 per cento. Le altre tre ipotesi negative, formulate dall’Fmi, prospetterebbero una situazione solo leggermente migliore. Bassa domanda, stretta al credito, fallimento delle riforme farebbero salire il debito-Pil al 128 per cento tra cinque anni (dal 126,4 previsto nel 2012). Prospettive negative anche nel caso di una scarsa fiducia dei mercati sulla sostenibilità del nostro debito che traghetterebbe lo spread a quota 580 e il costo medio degli interessi al 6,5 per cento: in questo caso il rapporto debito Pil salirebbe a quota 130. Infine — l’ultima delle prospettive «nere» — la mancata attuazione delle riforme già fatte: il debito-Pil arriverebbe al 131 per cento.
CON LE RIFORME 6 PUNTI DI PIL
Scenari estremi, anche per il Fondo che nelle sue previsioni di base è più ottimista: se le riforme varate avranno un corso regolare e se lo spread si assesterà a livelli più moderati di oggi, il debito-Pil scenderà al 119,4 per cento nel 2017. Anche un avanzo primario al 6,7 per cento, a fine percorso, garantirebbe una discesa del debito al 116 per cento del Pil.
Salvi? Non completamente. Perché le cose vadano molto bene ci vogliono, secondo l’Fmi, ulteriori misure strutturali a partire dal mercato del lavoro: in questo caso il debito-Pil scenderebbe al 108 per cento e il Pil guadagnerebbe quasi 6 punti nei prossimi 5 anni.
PAREGGIO DI BILANCIO E FISCAL COMPACT
Dunque per evitare una richiesta di aiuto al nascendo fondo anti-spread non bisogna mollare la presa. Sembra pensarla così l’Fmi, con un occhio anche al post-Monti periodo sul quale sembra modellata l’analisi del «Report» che si pone esplicitamente la questione dell’assetto politico della prossima legislatura.
Del resto oltre al tema del pareggio del bilancio (previsto per il 2013 ma sul quale l’Fmi segna un deficit-Pil dell’1,5 per cento), c’è quello del «fiscal compact» (che deve essere approvato dal Parlamento) e che prevede una riduzione nei prossimi vent’anni del debito al livello del 60 per cento del Pil. La partita è dunque ancora tutta da giocare. E piuttosto complicata.

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