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Fmi chiede fondi anti-crisi

di Alessandro Merli

Il Fondo monetario internazionale ha chiesto ai Paesi membri 500 miliardi di dollari di risorse addizionali per far fronte alle crisi che potrebbero richiedere, nei prossimi due anni, salvataggi per mille miliardi di dollari. Il grosso dei contributi, poco meno di 200 miliardi di dollari, dovrebbe venire dai Paesi dell'Eurozona, che li hanno già promessi e che sono anche i più probabili destinatari dei prossimi interventi dell'Fmi. Le risorse attualmente disponibili, di circa 385 miliardi di dollari, vengono ritenute insufficienti per eventuali interventi in grandi economie come l'Italia o la Spagna.
La questione è stata discussa questa settimana dal consiglio esecutivo dell'istituzione di Washington, che rappresenta i 187 Paesi azionisti. «Mi fa piacere – ha detto il direttore dell'Fmi, Christine Lagarde – il riconoscimento dell'importanza di assicurare al Fondo la potenza di fuoco adeguata per contribuire a disinnescare le attuali debolezze dell'economia mondiale e le crisi regionali».
Il riferimento alle difficoltà dell'area dell'euro è trasparente. Tuttavia, la signora Lagarde ha sottolineato anche l'importanza che gli strumenti anti-crisi e le altre politiche adottate a livello europeo siano sufficientemente forti. Da più parti infatti, dagli Stati Uniti così come dai Paesi emergenti, è stato sostenuto che il primo aiuto all'Europa deve arrivare dall'Europa stessa, che ne ha i mezzi. Anche per questo il G-20 di Cannes dello scorso novembre non aveva trovato alcun accordo sul potenziamento dell'Fmi. Se ne discuterà già questa settimana alla riunione dei deputies dei ministri delle Finanze del G-20 in Messico e una decisione finale dovrebbe arrivare a fine febbraio all'incontro dei ministri stessi.
L'amministrazione Obama ha confermato di non voler contribuire, in quanto ritiene che l'Europa debba cavarsela da sola, mentre i grandi Paesi emergenti (i Bric, cioè Brasile, Russia, India e Cina) sono stati più possibilisti. Altri contribuenti alle nuove risorse richieste dall'Fmi dovrebbero essere il Giappone e i Paesi esportatori di petrolio. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha promesso questa settimana che la Gran Bretagna farà la sua parte, dopo molti tentennamenti e le resistenze emerse all'interno dell'ala euroscettica del partito conservatore.
Il contributo complessivo dovrebbe essere di 600 miliardi di dollari (in quanto, in base alle regole dell'Fmi, 100 miliardi addizionali devono essere forniti in contanti come buffer): di questi poco meno di 200 dovrebbero venire appunto dall'Eurozona, probabilmente attraverso le banche centrali nazionali (così come era avvenuto nel 2009 ai contributi versati dopo il G-20 di Londra per far fronte alla crisi globale post-Lehman), e 50 da altri Paesi europei.
Il direttore del Fondo ha detto che verranno studiate tutte le opzioni. La quadratura del cerchio non è semplice. Si era pensato inizialmente a un fondo fiduciario (trust fund), ma questo potrebbe essere escluso dall'insistenza della Germania che le nuove risorse non vengano assegnate esplicitamente alle crisi europee, per non aggirare il divieto di finanziamento monetario all'interno dell'area euro (dato che parte delle risorse verrebbe messa a disposizione dalle banche centrali europee). La Bundesbank sarebbe il contribuente più importante con circa 41 miliardi di euro. È più probabile che si punti sulla destinazione alla "conto risorse generali" del Fondo. Gli Usa tengono a evitare che i nuovi contributi dei Paesi emergenti portino a un aumento della loro influenza all'interno dell'Fmi, che è invece l'obiettivo che i Bric vorrebbero raggiungere, in riconoscimento del loro accresciuto peso nell'economia mondiale e nelle finanze del Fondo.

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