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Fmi: “Bene Renzi ma giù tasse e debito”

E’ il messaggio che gli esperti dell’ Fmi consegnano al responsabile dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dopo il consueto, annuale check-up sullo stato di salute del paese. «I voti non saranno pieni ma sono buoni », commenta subito il ministro. Ma proprio oggi dovrebbe arrivare sul tavolo della commissione Ue la richiesta di apertura di una procedura d’infrazione per l’Italia sul mancato rispetto della direttiva sui pagamenti della pubblica amministrazione. Il premier Renzi striglia le banche: «Finanziate le imprese, ora non avete più alibi».

Nel rapporto del Fondo, che chiude una serie di consultazioni con il Gotha dell’economia, c’è anche un suggerimento, tra i tanti, che fa subito discutere: riguarda i salari differenziati nel settore pubblico a livello regionale. In pratica, come si diceva una volta, le gabbie salariali. «É un termine démodé», taglia subito corto Padoan. La questione va vista «con gli occhiali di oggi». Eppoi il governo si è mosso per riformare la pubblica amministrazione; prevede anche di «premiare i dipendenti pubblici meritevoli». Replica Luigi Angeletti, leader della Uil:»Correlare, nella contrattazione aziendale, il salario alla produttività è una scelta intelligente che stiamo già cercando di realizzare, ma questa correlazione — a differenza di ciò che sostiene il fmi — non ha alcun senso se fatta a livello territoriale».
Luci e ombre, come di consueto, nel documento degli esperti internazionali. Tre paginette che iniziano proprio con una citazione del presidente del Consiglio dello scorso febbraio: «Il nostro è un paese arrugginito, un paese impantanato, incatenato da una burocrazia asfissiante, da regole, norme e codicilli». E ovunque, nel testo, c’è attenzione alle promesse del governo. Perciò, l’approvazione della delega fiscale «fornisce un quadro apprezzabile per semplificare e migliorare il sistema fiscale». Un contratto a tutele crescenti, come previsto dal Jobs Act, «aumenterebbe l’equità tramite la riduzione del dualismo specialmente se dovesse sostituire gli attuali contratti a tempo indeterminato ». Per ridurre «più velocemente» il debito pubblico anche «lo sforzo relativo alle privatizzazioni va completato con celerità». Preoccupano le sofferenze delle banche. Alla fin fine l’Italia necessita di «cambiamenti strutturali profondi»; «mercato del lavoro, politica della concorrenza, piccole e medie imprese e sistema giudiziario sono aree connesse. Riformandole si libererebbe un notevole potenziale di crescita».
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