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Fmi: bene le riforme, ora ridurre cuneo e debito

Il Fondo monetario incoraggia l’Italia, cui riconosce di aver realizzato una «impressionante» serie di riforme e vede la crescita del nostro paese in lieve rafforzamento, all’1,1% quest’anno e all’1,25 nel prossimo biennio (contro l’uno e l’1,1%, rispettivamente, nella stima di due mesi fa). Gli ispettori dell’organismo di Washington, guidati per la missione annuale da Rishi Goyal, sollecitano tuttavia l’Italia a fare di più per contenere il debito pubblico, a cominciare da un «ambizioso» programma di privatizzazioni, e a cercare di raggiungere un avanzo strutturale dei conti pubblici pari a mezzo punto di Pil entro il 2019 (fermo restando che «nell’eventualità di shock avversi» andrebbe in ogni caso consentito il ricorso agli stabilizzatori automatici). Un maggiore spazio di bilancio consentirebbe inoltre di abbassare in modo significativo il cuneo fiscale. L’altra calda raccomandazione all’Italia degli esperti di Washington riguarda la necessità di «rafforzare la capacità delle banche di sostenere la ripresa» proseguendo con gli interventi di miglioramento del quadro giuridico per il credito. Lo scenario della crescita italiana di medio termine c’è ma è comunque modesto, si afferma nella “lettera” consegnata al governo italiano, e comporta un ritorno ai livelli produttivi pre-crisi solo verso la metà degli anni 2020. Non bisogna inoltre dimenticare che per le stime esistono rischi al ribasso (Brexit, rallentamento del commercio mondiale, emergenza immigrazione). Quanto alla dinamica del debito pubblico in rapporto al Pil, l’Fmi ritiene che migliorerà nei prossimi anni (quest’anno è difficile che il rapporto scenda, ha precisato Goyal). «Tuttavia, il miglioramento sarà graduale e vulnerabile agli shock, come nel caso di un eventuale aumento dei tassi di interesse». Un programma ambizioso di privatizzazioni contribuirebbe invece a un repentino abbassamento del debito. «Sfruttando i bassi tassi d’interesse – si afferma nello statement – la politica di bilancio dovrebbe rimanere ancorata a un ambizioso percorso di consolidamento a medio termine, sostenuto da politiche a favore della crescita, al fine di garantire una più consistente traiettoria di discesa del debito». Gli esperti danno atto al governo italiano di essere pienamente consapevole delle sfide e di aver perseguito una serie di importanti riforme: «L’elenco delle iniziative di riforma è impressionante» si sottolinea. «È indispensabile che tali sforzi siano ampliati e completati» aggiungono gli esperti, che si soffermano su tre argomenti: le riforme, le banche, la sostenibilità fiscale. I consigli sulle modifiche strutturali riguardano la necessità di dare attuazione alla legge annuale per la concorrenza e l’esigenza di proseguire sul cammino intrapreso con la riforma della Pubblica amministrazione. Quanto al mercato del lavoro, dopo il Jobs Act «che dovrebbe generare cambiamenti significativi del mercato del lavoro», il Fondo invita l’Italia a concentrare l’attenzione «sulla modernizzazione del sistema della contrattazione collettiva»,garantendo «un’efficace contrattazione di secondo livello che rafforzi il legame tra salari e produttività». In materia di credito, gli esperti osservano che oggi i bilanci delle banche sono messi a dura prova dal livello molto alto dei crediti deteriorati e dall’eccessiva durata dei provvedimenti giudiziari. Per questo, pur riconoscendo che il governo ha adottato diverse misure a favore della stabilità del sistema creditizio, il Fondo sottolinea che sarebbero opportuni «ulteriori provvedimenti» per ridurre nel medio termine il volume degli Npl. Potrebbero essere migliorate ulteriormente le procedure fallimentari ed esecutive, dice il Fmi, mentre le banche dovrebbero essere tenute a elaborare strategie integrate per lo smaltimento dei crediti deteriorati. Non basta. Gli esperti raccomandano di stimolare il consolidamento del sistema creditizio e promuovono il Fondo Atlante, mentre si chiede più tutela giuridica per gli investitori retail in obbligazioni bancarie.
Sulla fiscal policy si suggeriscono strategie che diano priorità a «una spesa pubblica più efficiente e a una fiscalità meno distorsiva». Secondo gli economisti di Washington, oltre a raggiungere gli obiettivi di bilancio occorre anche creare «un margine per abbassare in modo significativo il cuneo fiscale, ancora elevato». L’obiettivo di ridurre le tasse sui fattori della produzione, tuttavia, potrebbe implicare «difficili scelte politiche». Scelte che dovrebbero riguardare, eventualmente, «gli alti livelli di spesa sociale e l’introduzione di una moderna tassa sugli immobili». Sul terreno della previdenza, infine «è importante non compromettere la sostenibilità del sistema pensionistico» osserva la lettera. E Rishi Goyal ha precisato che sono accettabili meccanismi «di uscita anticipata» dal mercato del lavoro «soltanto se sostenibili» dal punto di vista dei conti pubblici.

Rossella Bocciarelli

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