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Fmi: bene la svolta sui contratti

Il Fondo monetario taglia le previsioni di crescita dell’Italia, che «fatica a uscire dalla recessione», e preannuncia che le ridurrà ulteriormente a ottobre. L’organizzazione di Washington, nella sua analisi annuale dell’economia italiana, nota la «coraggiosa» agenda di riforme annunciate dal Governo Renzi ed approva in particolare la riforma del mercato del lavoro, ma lo sollecita a metterle in atto «rapidamente e simultaneamente» perché diano maggior spinta alla crescita. L’Fmi sottolinea tra l’altro la riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione, la semplificazione fiscale e le liberalizzazioni nei servizi.
In uno studio collegato, l’Fmi osserva anche che gli sforzi per tagliare la spesa pubblica, da cui dipende la necessaria riduzione delle imposte, difficilmente potranno avere successo senza affrontare la spesa pensionistica, in particolare le pensioni già in essere, dato che le riforme già approvate porteranno la spesa futura ai livelli più bassi nell’area euro.
L’economia, secondo il rapporto dell’Fmi, si contrarrà di uno 0,1% nel 2014 (contro una crescita dello 0,3% indicata nel luglio scorso) e crescerà dell’1,1% (invariata rispetto alle stime precedenti) nel 2015. Tuttavia, il capo della missione del Fondo in Italia, Kenneth Kang, ha precisato in una teleconferenza che le previsioni, elaborate nel corso dell’estate, non tengono conto degli ultimi dati negativi e che, nella seconda settimana di ottobre, quando verrà presentato a Washington il World Economic Outlook, saranno con ogni probabilità ribassate. Negli ultimi giorni, sia l’Ocse, sia il Centro studi Confindustria hanno indicato per il 2014 una contrazione dello 0,4%. I rischi, dice il Fondo, sono al ribasso, anche per le tensioni geopolitiche.
L’Fmi ha rivisto al rialzo sia le stime per il deficit pubblico, ora indicato al 3%, sia per il debito, che ritiene raggiungerà un picco del 136% quest’anno. Sarebbe auspicabile, ha detto Kang che, a condizione di una ripresa dell’economia, l’Italia portasse l’avanzo primario strutturale dei conti pubblici al 5% il prossimo anno, per accelerare la discesa del debito. Un obiettivo la cui fattibilità, concordano dal ministero dell’Economia – dove si condivide la necessità di conciliare costi sotto controllo e riforme per la crescita – dipende dalla ripresa. Dal ministero c’è apprezzamento per il riconoscimento dell’Fmi sull’agenda del governo e un ribadito impegno alle riforme annunciate.
La crescita potenziale dell’economia è molto bassa, secondo l’Fmi, attorno allo 0,5% nel medio periodo (oggi è a zero) e per migliorarla la strada da battere sono le riforme strutturali. In particolare, ha detto Kang, il Fondo apprezza quella del mercato del lavoro, che deve andare nella direzione del contratto unico con un aumento graduale della protezione del lavoratori e la contrattazione decentrata che allinei i salari alla produttività. Le proposte del Jobs Act, ha osservato Kang, rappresentano un’agenda «ambiziosa e ne sosteniamo la direzione. Bisogna fornire incentivi alle imprese ad assumere». Una realizzazione rapida delle riforme, secondo il capo missione dell’Fmi, rafforzerebbe la fiducia e rimuoverebbe l’incertezza.
Qualche preoccupazione emerge sull’aumento delle sofferenze bancarie. L’Fmi sollecita la pulizia dei bilanci bancari per far ripartire il credito, le cui condizioni restano molto difficili per le piccole e medie imprese.

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