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Fmi: banche tedesche vulnerabili

Critiche anche alla scarsa trasparenza e al peso della politica in molte decisioni
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Il modello di business delle banche e delle compagnie di assicurazione tedesche le rende particolarmente vulnerabili ai bassi tassi d’interesse, che si presume si protrarranno a lungo, secondo l’analisi del sistema finanziario della Germania pubblicato ieri dal Fondo monetario internazionale.
Le banche tedesche hanno un problema di bassa redditività, dice il rapporto dell’Fmi. Soprattutto l’alto numero di casse di risparmio e banche cooperative, ha detto Michaela Erbenova, responsabile dell’analisi, in una teleconferenza, ha un modello di business molto tradizionale, che dipende dai margini d’interesse, che rappresentano la loro principale fonte di utili, e questo modello è oggi messo alla prova dai bassi tassi d’interesse. Queste banche hanno un alto numero di filiali e costi molti alti, osserva l’Fmi. La stretta sui margini d’interesse porta a preoccupazioni sulla redditività, a meno di profonde ristrutturazioni. Le banche, sostiene ancora il Fondo, potrebbero essere tentate, in un ambiente di tassi bassi, di adottare rischiose strategie di ricerca dei rendimenti e le azioni degli istituti di credito hanno sofferto una forte caduta.
Il sistema bancario tedesco, che ha ricevuto dopo la crisi finanziaria globale le iniezioni di denaro pubblico più alte di tutta l’Eurozona, resta insomma a metà del guado. Le banche tedesche (come del resto le assicurazioni) sono state fra i critici più aspri della politica di bassi tassi d’interesse della Banca centrale europea e stanno esercitando forti pressioni sull’establishment politico, con il quale hanno stretti legami, e sui media. La ristrutturazione delle Landesbanken, le banche controllate dai Governi regionali, è in corso, nota l’Fmi, ma «i progressi nel limitare le influenze non commerciali sono limitati», un modo per ricordare, nel gergo delle istituzioni internazionali, il peso della politica in molte decisioni.
Il Fondo monetario internazionale osserva anche che un’altra fonte di vulnerabilità è l’alto tasso di interconnessione nel sistema finanziario in Germania. La struttura dei costi è molto alta nei confronti internazionali, con diverse categorie di banche il cui cost-income ratio è superiore al 70%, nel caso delle grandi banche addirittura si arriva sopra l’80 per cento.
Ci sono poi alcuni settori, in particolare l’attività marittima, ai quali gli istituti di credito tedeschi sono particolarmente esposti, e che saranno all’attenzione delle autorità di vigilanza nei prossimi mesi, come già annunciato dalla Bce. D’altro canto, più in generale, la solidità dell’economia tedesca, che ha portato a un rafforzamento dei bilanci sia delle imprese sia delle famiglie, favorisce la qualità dell’attivo degli istituti di credito.
Le banche tedesche sono da circa un anno e mezzo soggette alla supervisione unica europea. Uno dei problemi che l’Fmi individua è la scarsità di dati messi a disposizione della vigilanza da parte delle banche stesse, che crea ostacoli alla vigilanza stessa. Molte di loro, inoltre, non si sono ancora adeguate agli standard contabili internazionali.
In una valutazione dei fattori di rischio per le banche, a confronto con l’ultima volta che l’Fmi aveva condotto le sue valutazioni, nel 2011, l’analisi individua un peggioramento soprattutto nelle condizioni monetarie e finanziarie e nell’aumento dell’appetito per il rischio.
Le compagnie di assicurazione tedesche sono a loro volta vulnerabili ai bassi tassi d’interesse, considerato che il loro modello di business di basa su polizze vita a rendimento garantito a livelli troppo alti nella attuale situazione dei tassi. Se i bassi tassi continueranno, metteranno alla prova la capacità delle compagnie di far fronte ai propri impegni, sostiene l’Fmi.
Il settore assicurativo, come quello bancario, è caratterizzato da un alto numero di istituzioni che operano in un ambiente molto competitivo, in cui appunto il prodotto principale sono le polizze vita a rendimento garantito. In media si parla di rendimenti attorno al 3-4% per le polizze esistenti, chiaramente non sostenibile con l’attuale profilo dei tassi. «Il settore assicurativo tedesco – afferma lo studio dell’Fmi – è vulnerabile ai bassi tassi nel medio-lungo periodo». Quest’anno, osserva il Fondo, entra inoltre in vigore il nuovo regime di SolvencyII, che porta nuove pressioni sulle compagnie tedesche.Alessandro Merli

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