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Il Fmi avverte: Italia, crescita lenta. «Sì al reddito ma va corretto»

La scelta dei tempi è del tutto casuale, da parte del Fondo monetario internazionale. Ma la fine della missione dei suoi tecnici a Roma per il rapporto annuale sull’Italia è caduta al punto di giuntura fra due fasi: i primi mesi del governo giallo-rosso, quelli votati alla pura sopravvivenza, e questa prima metà del 2020 in cui si capirà se questa maggioranza è in grado di tirar fuori almeno un po’ il Paese dalla condizione di paralisi in cui si trova.

Lo stato attuale è descritto dalla «dichiarazione conclusiva» del personale del Fondo. Dopo una crescita di 0,2% nel 2019 e 0,5% circa prevista quest’anno — quest’ultima persino superiore alla media degli ultimi due decenni — l’Italia viaggia con redditi medi per abitante del 7% sotto ai livelli del 2007. Questi ultimi «continuano a perdere terreno rispetto ai Paesi comparabili», perché il ritmo a cui si muove l’economia è il più basso nell’Unione europea e rischia di restare tale nei prossimi cinque anni. Intanto per ora la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è la più bassa d’Europa. E se la valutazione dello staff del Fmi è corretta, di questo passo la persona media in Italia dovrebbe tornare ai livelli di reddito del 2007 dopo poco meno di un quarto di secolo. Nel frattempo, sempre per il Fondo, «l’indebolirsi del quadro internazionale e l’incertezza politica interna hanno complicato una situazione economica e sociale già difficile».

Ora però la nebbia sugli equilibri fra partiti si è sollevata almeno un po’, dopo il voto in Calabria e Emilia-Romagna. Si apre una finestra fino ad aprile, quando andrà mandato a Bruxelles il Documento di economia e finanza, per vedere se il governo riesce a scuotere almeno in parte l’Italia dalla paralisi. Se non lo facesse, il rischio è quello descritto ieri dai tecnici del Fmi: il debito pubblico sarebbe destinato a restare per anni attorno al 135% del Prodotto lordo (con un deficit 2020 al 2,4% contro il 2,2% delle stime del governo) «per salire nel lungo periodo a causa della spesa pensionistica»; tutto questo, sempre che non arrivino «choc come un aumento delle tensioni sugli scambi, una frenata di importanti partner commerciali o eventi geopolitici che potrebbero portare a prospettive molto deboli».

Per cercare di correggere la rotta del Paese l’Fmi offre dei suggerimenti, in parte ritagliati sulla struttura che i sistemi di welfare hanno preso nell’ultimo anno. Sulle pensioni, in discussione già dai prossimi giorni, il Fondo nota che «Quota 100» (ritiro pieno a almeno 38 anni di contributi e 62 di età fino al 2021) ha alzato la spesa e creato «discontinuità». Qualunque nuovo modo di smontare la riforma Fornero, che prevede il ritiro a 67 anni, dovrebbe rispettare due criteri: l’età del ritiro va sempre legata all’aspettativa di vita e deve valere il principio che chi lascia prima avrà un assegno ridotto in proporzione. L’Fmi parla in proposito di una «giustizia attuariale», cioè contributiva, un concetto poco discusso in Italia per ora. I tecnici di Washington hanno poi suggerimenti anche per una revisione del reddito di cittadinanza che sembra alle porte: viene giudicato troppo elevato per incentivare al lavoro, specie per i single, e limitato quindi «penalizzante per le famiglie più numerose e più povere».

Per ridare vita alla crescita e ridurre il debito, l’Fmi propone alcune misure di cui parla da tempo e altre del tutto nuove. Fra le prime, una maggiore apertura ai nuovi entranti in servizi come le professioni liberali o i servizi pubblici locali, quasi sempre offerti in modo monopolistico, inefficiente e costoso. Il Fondo propone poi una revisione all’insegna dell’equità sociale delle aliquote Iva di favore e del catasto, quest’ultima per poter tornare a tassare le prime case e investire tutti il gettito in un taglio delle tasse sul lavoro.

C’è poi una raccomandazione nuova: «Rimuovere gli ostacoli legali alla tassazione degli acquirenti di debito». Il Fondo non precisa, ma il tema ha probabilmente a che fare con i fondi che comprano a forte sconto dalle banche pacchetti di crediti in default per poi incassare il possibile dai debitori in difficoltà. Spessissimo i redditi da questa attività, per molti miliardi, sono esentasse perché trasferiti verso paradisi fiscali caraibici.

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