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Fmi alza stime sul Pil italiano ma solo Cipro va peggio di noi Torna l’incubo della Grecia

Dopo la grande crisi, il Fondo monetario internazionale rialza le stime di crescita per l’Europa e per l’Italia, riduce quelle per gli Usa e i paesi emergenti. Quest’anno, secondo le previsioni del Fmi, l’economia nazionale crescerà dello 0,5%, meno dello 0,7% previsto dal governo, per poi balzare all’1,1% nel 2016 (1,4 secondo il Def). Ma nonostante il ritocco, l’Italia è penultima nell’eurozona: solo Cipro con un più 0,2% fa peggio; brilla invece la Spagna (più 2,5%). Nel 2016 la crescita nazionale sarà comunque la più bassa di Eurolandia. A queste stime pare rispondere indirettamente Matteo Renzi: «Bisogna smetterla di piangerci addosso. Il paese è in condizione di crescere più degli altri ed ha le carte in regola per essere protagonista ». Per spiegare la sua convinzione, il premier cita il fenomeno del risparmio privato, cresciuto di 350 miliardi fra il 2012 e il 2014. «Più del denaro che servirebbe per il piano Juncker» nota. Quindi la conclusione: «Chi si lamenta continui a farlo. Noi salveremo l’Italia anche per loro». Renzi vedrà il presidente Usa, Barack Obama, venerdì. Come Renzi, anche Carlo Cottarelli, ex responsabile alla spending review e oggi direttore esecutivo Fmi per l’Italia, pensa che «la crescita sarà più alta» del previsto.

Reduce da una contrazione del Pil enorme, stimata dal Fmi nello 0,4% lo scorso anno e addirittura nell’1,7% nel 2013, l’economia italiana si sta riprendendo piano piano. La lentezza, secondo l’economista Oliver Blanchard ha anche a che fare con «la capacità delle banche di fornire credito» che è «peggiore rispetto ad altri» e in particolare a Francia, Germania e Spagna. E “probabilmente” il sistema è più vulnerabile per via delle tante “sofferenze”, cioè l’alta quota di crediti deteriorati nel portafoglio degli istituti che finisce per rallentare la trasmissione all’economia reale degli effetti benefici del quantitative easing che è stato comunque “un successo”. La Bce, in una analisi condotta su tutto il sistema del credito dell’area euro sostiene che la ripresa del credito è lenta, ma in Italia la concessione di prestiti è ora più facile. Sempre sull’Italia, la disoccupazione scenderà quest’anno al 12,6%: è sopra la media Ue (11,1%), più del doppio di quella tedesca (4,9%) quasi la metà di quella spagnola (22,6%). Il deficit-Pil è atteso a fine anno al 2,6%, in linea con le previsioni del governo. Il debito invece al 133,8% quest’anno e al 132,9 nel 2016. A febbraio, secondo la Banca d’Italia il debito è aumentato fino a quota 2.169,2 miliardi, il nuovo massimo storico.
L’Italia, ma anche il caso Grecia. Per la prima volta Blanchard non esclude una uscita del paese dall’euro che sarebbe “costosa e dolorosa”, ma chiarisce che “il resto dell’eurozona si trova ora in una posizione migliore per gestire «un’eventuale Grexit. Concetto quest’ultimo che ha subito avuto i suoi effetti in Borsa, con cali generalizzati anche di Milano (-1%). Il ministro Varoufakis, a Washington per gli incontri Fmi, vedrà Obama giovedì. Se la trattativa in corso per salvare il paese fallisse — e vi sono molti timori — secondo Blachard, «il modo per rassicurare i mercati è andare avanti sul fronte dell’unione fiscale e politica». Più in generale all’interno di Eurolandia «le priorità sono meno tasse che disincentivino l’occupazione, fra cui un cuneo fiscale più basso e politiche attive per il mercato del lavoro». Le probabilità di una deflazione sono ora scese sotto il 30%.
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