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Fmi all’Europa: “Basta austerità così non uscirete dalla crisi due anni di tempo in più ad Atene”

«Per la crescita bisogna ancora sudare», ammette il ministro italiano, Vittorio Grilli. O anche: troppa austerity fa male alla ripresa. Tanto che Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale chiede una pausa. Per il risanamento «qualche volta è meglio avere un po’ più di tempo», suggerisce. E dunque, la signora si dice disposta a concedere altri due anni alla Grecia per rimettersi in sesto. E avverte: «L’Europa deve fare di più ed avere più coraggio perché è ancora l’epicentro della crisi». Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel gela subito le sue aspettative: «Non voglio commentare ogni singola dichiarazione: ne arrivano tante. Dico solo che io aspetto il rapporto della Troika».
La stessa Merkel però, di fronte all’economia europea che langue, stretta com’è tra tagli di spesa, aumenti di imposte e disoccupazione record, si dice pronta a stimolarla «anche con programmati tagli delle tasse». «E’ il nostro compito», aggiunge. Il confronto si sposta al vertice europeo della settimana prossima, anche se il premier Monti, ieri a Bruxelles per il convegno “Friends of Europe” con Barroso e Van Rompuy anticipa l’obiettivo della riunione «Dobbiamo raggiungere l’accordo politico sulle principali caratteristiche della vigilanza unica delle banche» da affidare alla Bce e secondi il capo del governo italiano «Il fondo Esm dovrà avere rapidamente la possibilità di ricapitalizzare le banche direttamente».
Poi c’è l’economia reale. A Tokyo, in un G7 lampo, a margine dell’assemblea Fmi, le due questioni- chiave sul tavolo sono state proprio la fragilità della ripresa e l’allarme disoccupazione ben 4 milioni di posti persi solo nel periodo 2008-inizio 2010, secondo la Bce. Per l’Europa c’è un problema in più: come conciliare il rigore con la recessione. Grilli per esempio fa notare che anche il Giappone, con tutti i suoi squilibri, se fosse in Europa avrebbe qualche problemino. E tuttavia, almeno per quel che riguarda l’Italia «è importante continuare su questa strategia che è giusta
e senza alternative». Nella visione del ministro, ma anche di molti suoi colleghi stranieri, le condizioni finanziarie «sono globalmente migliorate invece la crescita è ancora tutta da cogliere». Bisogna sudare, appunto. La stessa legge di stabilità appena varata, con il suo mix di meno Irpef e più Iva, mira a questo: «Ci è sembrato che questa combinazione potesse avere effetti più favorevoli sull’economia». La misura è stata “molto ben accolta” a livello internazionale. Sul piano nazionale il ministro si dice disponibile “a discutere”: è un disegno di legge, il Parlamento può modificarlo “nel quadro del Def”.
La coperta però è molto stretta: poche risorse, minimi margini di manovra. Così, per esempio, pure i salvataggi finiscono per pesare sui bilanci degli Stati esangui e ancor più i ritardi, ragion per cui sul biennio in più per la Grecia ipotizzato da Lagarde, Grilli s’allinea alla Merkel: «Aspettiamo la Troika». Spiega: gli aiuti concessi finora a Grecia, Portogallo e Irlanda sono costati all’Italia qualcosa come «il 4% del Pil». E nel calcolo non c’è l’eventuale Sos della Spagna. Dunque: «Non siamo un paese di matti», che non vuole aiutare gli altri, ma salvataggi e ritardi costano. Grilli difende la solidità delle banche italiane e annuncia che la fuga di capitali denunciata dall’Fmi non c’è più perché «da luglio si è invertita la rotta».

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