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Fmi, allarme deflazione oggi l’appello alla Bce per maxiacquisti di bond

Il Fondo monetario internazionale torna “all’attacco” sulla Banca centrale europea: esortandola a imitare la strategia vincente della Federal Reserve americana. In una fase in cui l’eurozona precipita nella deflazione, mentre negli Stati Uniti al contrario la ripresa si manifesta anche con una fisiologica vitalità dei prezzi, il messaggio dell’Fmi è chiaro. La Bce dovrebbe imitare quel “quantitative easing” che la Fed lanciò ben cinque anni fa: stampando moneta per acquistare bond sui mercati. Proprio ieri la Federal Reserve ha deciso di ridurre di altri 10 miliardi di dollari al mese la dimensione del proprio programma di acquisto di titoli. Ma in questo quinquennio la liquidità che la Fed ha generato ha avuto effetti ben visibili. Il credito è tornato ad irrorare l’economia reale. La crescita Usa è ripartita, con effetti benefici sul lavoro (al 6,3% la disoccupazione americana è molto inferiore alla media dell’eurozona). Infine come effetto collaterale la svalutazione competitiva del dollaro ha dato una mano all’export del made in Usa.

L’Fmi, in uno studio che la sua direttrice generale Christine Lagarde presenta oggi stesso ai ministri delle Finanze Ue riuniti in Lussemburgo, ammonisce sui rischi della deflazione. Con un indice dei prezzi che sale appena dello 0,5%, cioè un quarto dell’obiettivo fissato dalla stessa Bce (2% annuo), l’euro-deflazione è di fatto una realtà. Provoca danni sostanziali, come dimostrò il caso del Giappone che ne soffrì a lungo, sprofondando in un ventennio di depressione. I prezzi fermi, o addirittura in discesa, non sono affatto una manna per il consumatore. Quest’ultimo tende a rinviare gli acquisti, raffreddando ulteriormente le chance di ripresa. Inoltre, poiché il consumatore è anche un percettore di redditi, soffre la deflazione perché le imprese non assumono né aumentano le retribuzioni. Per questo l’Fmi esorta la Bce a seguire il modello Fed, che ha funzionato trainando l’America fuori dalla recessione con cinque anni di anticipo sull’eurozona. Peraltro quella politica monetaria innovativa — che ora la Fed sta gradualmente smantellando perché non più necessaria — è stata già imitata dalla Banca del Giappone e dalla Banca d’Inghilterra. Solo la Bce ha fatto a meno degli acquisti di bond. Il suo presidente Mario Draghi all’inizio di giugno ha varato due interventi di tipo nuovo: da una parte il “tasso negativo” sui depositi degli istituti di credito presso la banca centrale; dall’altra 400 miliardi di aiuti alle banche condizionati al fatto che queste li trasformino in crediti alle piccole imprese. Né l’una né l’altra misura sono sufficienti, a parere dell’Fmi. E la Banca d’Italia non nasconde l’intenzione di mettere a punto meccanismi in grado di assicurare che i circa 70 miliardi che le banche italiane riceveranno dalla Bce quasi a costo zero andranno a imprese e famiglie.
«La Bce — si legge nel rapporto che Christine Lagarde presenta oggi — dovrebbe considerare un programma su vasta scala di acquisti di bond». É una mossa che Draghi non ha escluso, rinviandola però a un orizzonte più lontano. In passato ha reagito con insofferenza alle pressioni Fmi (ringraziò sarcasticamente Lagarde per la “generosità nei suggerimenti”). In realtà potrebbero aiutarlo nel tentativo di ammorbidire le rigidità tedesche.
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