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Fmi: allarme crescita. Lite Usa-Berlino

Nell’aprile del 2009, i capi di stato e di governo riuniti a Londra per il G20 concordarono un piano da oltre 1000 miliardi di dollari per evitare che la crisi finanziaria generasse una nuova Grande Depressione. Sette anni dopo, alla vigilia del G20 dei banchieri centrali e dei ministri delle Finanze che comincia domani a Shanghai, le principali organizzazioni economiche internazionali vogliono che le economie più forti del pianeta tornino a collaborare per affrontare le turbolenze finanziarie e il rallentamento della crescita che persiste da inizio anno.
Lo staff del Fondo Monetario Internazionale ha lanciato ieri l’allarme in una nota, parlando del rischio che la ripresa «deragli ». Per lo staff del Fmi, il G20 «deve agire ora per implementare con forza le strategie esistenti di sostegno alla crescita, e preparare uno sforzo coordinato di sostegno alla domanda attraverso investimenti», una proposta che ricalca un’altra fatta solo qualche giorno fa dall’Ocse.
La fase calda del negoziato sui dettagli del comunicato finale è già partita con un duello Stati Uniti-Germania. Gli americani vorrebbero inserire esplicitamente un impegno per un piano che stimoli la crescita, un «pacchetto congiunturale» che i tedeschi stanno cercando sin d’ora di stralciare dal documento. Per il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble un impegno del genere accentuerebbe la tendenza di alcuni Paesi europei a rallentare il passo degli aggiustamenti fiscali, affievolendo insomma la spinta al rigore. Berlino conta invece sulla Cina, Paese ospite, per chiedere un’accelerazione sull’implementazione delle riforme strutturali avviate negli anni scorsi.
La Germania è preoccupata del rallentamento dei Paesi emergenti e della Cina, che colpisce particolarmente un Paese trainato dall’export come quello di Angela Merkel. Ma osserva anche con sollievo che la comunicazione delle autorità cinesi– si pensi alle mosse non sempre felici della Banca centrale cinese – ultimamente, è migliorata e crea meno problemi sui mercati.
Il governo italiano, che ha prodotto nei giorni scorsi un documento in cui chiede all’Ue e all’eurozona in particolare, di fare di più per sostenere la crescita, è invece sulla linea degli Stati Uniti. Non a caso, nei gruppi di lavoro che hanno preceduto l’incontro di Shanghai, l’Italia ha guidato le discussioni sull’importanza di interventi anticiclici in questa fase.
Nell’agenda del G20, che durerà da venerdì a sabato, ci sono poi la lotta al terrorismo e il rafforzamento dell’architettura finanziaria internazionale. Nella sua nota di ieri il Fmi ha sollevato il tema della creazione di nuovi meccanismi per aiutare, in caso di crisi, quei Paesi emergenti che sono in difficoltà per il calo del costo del greggio e delle materie prime.
L’altro tema che verrà discusso in maniera informale, per non infrangere il principio di indipendenza delle banche centrali, è quello della politica monetaria. Nel ministero di Wolfgang Schaeuble cresce l’ansia per le conseguenze delle attuali politiche ultra espansive, con i tassi negativi che stanno creando problemi a una fetta del sistema finanziario. Ma alcuni banchieri centrali cercheranno anche rassicurazioni dalla Cina, che si teme possa far partire una nuova guerra delle valute tramite una massiccia svalutazione dello yuan, fino ad ora evitata.
Le speranze di un accordo che ricalchi anche solo in parte il G20 di Londra sono però basse. In un’intervista a Bloomberg, il ministro delle Finanze americano Jack Lew ha detto chiaramente che non ci si può aspettare una risposta adeguata a una crisi in un momento che di crisi non è. «Questo è un momento in cui, in alcuni casi, le economie reali stanno andando meglio di quello che dicono i mercati – ha detto Lew – Non è però irragionevole aspettarsi che uscendo [dal G20] si sarà maggiore chiarezza su cosa ci possiamo aspettare dal futuro»
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